Pronto soccorso, 25 euro di caos

Nuovo ticket: ospedali impreparati, pazienti disinformati. Le Regioni sperano di incassare 13 milioni, ma in due giorni hanno pagato in pochi e la Sicilia si ribella: pronto il ricorso contro la legge

Milano - Le tasche degli italiani, asciutte dopo il Natale e i cenoni, piangono. Lacrime che diventano molto amare se a costare di più è la salute. Eppure il ministro della Salute, Livia Turco, ne ha preparati ben due di regali: il primo è il ticket di 25 euro da pagare al pronto soccorso in tutti i casi in cui non c'è reale urgenza, l'altro è il ticket di 10 euro su ogni ricetta per visite specialistiche ed esami diagnostici. Una specie di sovrattassa fissa a carico dell'assistito, indipendentemente dal tipo di esame. Sia che si rivolga a un ospedale pubblico, sia a una struttura privata. Così prevede la legge Finanziaria, ma all'atto pratico sono ancora molti gli ospedali della penisola impreparati alla rivoluzione dei codici bianchi e del nuovo balzello. Da ieri, da quando cioè i nuovi ticket sono entrati in vigore, molte strutture non hanno battuto cassa e la maggior parte dei pazienti se l'è cavata non aprendo il portafoglio. Lo dovrà fare nei prossimi giorni. Ha alzato la voce chi, invece, si è visto presentare un conto per la visita dello specialista di 46 euro contro i 36 pagati in passato.
Una vera batosta. Il governo spera di incassare ben 810 milioni di euro con la quota fissa di 10 euro che il cittadino è tenuto a pagare su ogni ricetta. Ricetta che può contenere al massimo otto prestazioni. Ogni singolo emocromo, o esame completo del sangue, o esame delle urine, o ecografia, o radiografia, o tampone faringeo comporta, infatti, nel momento stesso in cui la ricetta firmata dal medico di base è presentata dal paziente presso la struttura dove il test viene eseguito, l'esborso della sovrattassa. Così prevede l'articolo 796 della Finanziaria 2007, comma P, peccato che sia stata una sorpresa davvero inaspettata e che la maggior parte degli utenti non lo sapesse. Da qui reazioni furibonde in ospedali e centri di analisi privati da parte di tutti colori che non rientrano nella categoria degli esenti, cioè i bambini fino a sei anni, gli ultrasessantacinquenni con redditi inferiori a 36mila euro, i pensionati sociali e al minimo, gli invalidi, i disoccupati e gli esenti per patologia. Questi gli esenti «ufficiali» a cui bisogna aggiungere i senza fissa dimora e i clandestini: nel momento in cui hanno bisogno di assistenza e sono portati in pronto soccorso ricevono tutte le cure del caso, peccato che da loro non sia possibile riscuotere alcun ticket.
Con il nuovo balzello in Lombardia, per esempio, dove la Regione ha deciso di sommare il ticket di 10 euro introdotto al livello nazionale a quello già in vigore, una visita specialistica costa oggi 56 euro contro i 46 del passato, in assoluto la più cara d'Italia.
C'è la poi la rivoluzione dei codici bianchi. Dall'inizio dell'anno l'accesso al pronto soccorso diventa a pagamento per i casi non gravi: la visita costa 25 euro. Ma non in tutti i pronto soccorso nelle diverse Regioni sono partite le procedure per la riscossione dell'importo che dovrebbe dare aiuto alle finanze della sanità. Un contributo, che già esiste in 12 regioni e che viene esteso in tutta Italia, per evitare fondamentalmente il ricorso improprio alle cure d'urgenza. I codici bianchi sono circa il 15 per cento delle visite al pronto soccorso, per un totale di 2 milioni e 700mila prestazioni l'anno e il pagamento dei 25 euro, secondo i calcoli degli esperti, porterà alle casse delle Regioni 13 milioni di euro. Dal pagamento del ticket per i codici bianchi sono comunque esenti, spiega la Finanziaria, coloro che giungono per traumatismi e avvelenamenti acuti. Partenza in sordina nel Lazio dove non ci sono stati incassi e tutto è stato rinviato o al pagamento con bollettino postale, consegnato ai pazienti o a un futuro contatto ospedale-paziente per indicare le modalità di versamento. In Sicilia si attende, invece, il recepimento della Finanziaria e dunque non viene richiesto alcun pagamento della visita; tuttavia, affermano fonti sanitarie, se il governo dovesse richiedere la somma dei 25 euro la Regione è intenzionata a fare ricorso.
In Emilia Romagna non ci sono stati particolari problemi burocratici e organizzativi anche perché si trattava solo di un adeguamento visto che da un paio d'anni la Regione aveva previsto un ticket di 23 euro.
Nessuna novità in Lombardia dove venivano già fatte pagare le prestazioni non urgenti del pronto soccorso. Chi non è esente continuerà a pagare la stessa cifra: 35 euro nel caso di visite o 50 se si aggiungono anche esami diagnostici. Restano del tutto gratuite, invece, le cure riconosciute urgenti dal medico del pronto soccorso.
Chi ha la tosse, mal di testa o qualche linea di febbre non deve correre in ospedale, ma rivolgersi al proprio medico: gli accessi cosiddetti impropri al pronto soccorso ingolfano le attese in centri che devono assicurare interventi urgenti e per emergenze gravi. E il ministro Turco ha deciso di non chiudere un occhio con i tanti, troppi furbi: con il nuovo arriva anche una multa a chi non ritira l'esito degli esami effettuati.