«Pronto? Sono le 3 Fratello svegliati è l’ora di pregare»

BariOra et labora. E magari prima telefona. Così il classico precetto benedettino si coniuga all’era della modernità, così l’antica tradizione cattolica si applica al mondo della comunicazione globale. Accade a Corato, poco meno di cinquantamila abitanti, una quarantina di chilometri da Bari, dove in effetti capita a volte che il trillo di un cellulare possa sostituire il rintocco delle gloriose e suggestive campane se l’obiettivo è quello di chiamare alla preghiera. Proprio qui, in questo angolo di Puglia, da qualche tempo è cominciata la cordata Mariana notturna, un modo per riunire i fedeli in un’unica catena telefonica che si sviluppa secondo regole ben precise e piuttosto semplici. Del resto, tutto quello che serve è un numero di telefono, non importa se quello di un fisso o di un cellulare. Il primo squillo lo fa il sacerdote in piena notte, alle tre in punto: vuol dire che è l’ora di svegliarsi e si può cominciare; poi il segnale passa di numero in numero, da un fedele all’altro. E loro, tutti insieme, come se fossero in chiesa, cominciano a intonare il Regina Coeli. Una vera e propria veglia di preghiera annunciata attraverso lo squillo di un telefono: trascorrono circa sette minuti, poi un altro trillo segnala la conclusione. E si torna a dormire.
L’idea è di don Vito Marinelli, 41 anni, sacerdote da quasi quattro,esperto di teatro con un passato da giornalista televisivo, adesso rettore della chiesa della Risurrezione di Gesù Cristo nota come chiesa dei Cappuccini. Ebbene, questo vulcanico sacerdote, che nella sua chiesa applica anche la traduzione simultanea della messa per i sordomuti, ha pensato bene di utilizzare il telefono per riunire i propri fedeli e soprattutto per ripercorrere gli antichi precetti della tradizione cattolica: non si sente un innovatore proprio perché prende spunto dal passato, ma pesca comunque nella modernità per aggirare possibili ostacoli, come una struttura troppo piccola o i numerosi impegni che si svolgono in chiesa. «Sì perché in effetti con questo sistema riprendiamo la veglia notturna tipica dei monaci, ma lo facciamo servendoci della tecnologia», spiega il sacerdote.
Il progetto è diventato realtà. E ha riscosso un grande successo. E se qualcuno temeva che la novità non venisse accettata da eventuali fedeli per nulla disposti a rinunciare al sonno s’è dovuto necessariamente ricredere: in paese non si parla d’altro, nessuno s’è mai lamentato rimpiangendo il sonno perduto né tantomeno si è tirato indietro. Al contrario, in tanti chiedono ancora di entrare a far parte della catena telefonica che si allargata nel giro di poco tempo. Insomma,a quanto pare lo squillo del telefono cellulare di don Vito non dà solo la sveglia ma risveglia anche la coscienza di quanti avevano abbandonato o in alcuni casi dimenticato i vecchi precetti. «Ma io non ho mai dubitato, sono sempre stato convinto che l’iniziativa potesse riscuotere il consenso dei fedeli, anche se certo non mi aspettavo un riscontro di tale portata», precisa il sacerdote. Comunque sia i fatti gli danno decisamente ragione. Attualmente alla cordata Mariana notturna prendono infatti parte oltre cento persone, di tutte le età: il più piccolo ha undici anni, il più grande 86. Tra loro c’è anche una coppia di coniugi: la moglie vive a Corato, il marito fa il militare al nord, quando si fanno lo squillo lasciano il telefono attivo e pregano insieme.
Il gruppo è stato creato per il mese di maggio. «È quello della devozione Mariana», dice don Vito. Che spiega: «C’erano tanti ostacoli per i diversi impegni che si svolgono in chiesa, ma la giornata è fatta di 24 ore, quindi mi sono chiesto: perché non pregare di notte?». Una spiegazione semplice semplice, nulla di particolarmente complicato.
«Tanto più – aggiunge – che la veglia è una cosa tipica delle tradizioni dei nostri monaci. E così ho proposto l’iniziativa ai fedeli: ognuno – racconta il sacerdote – si è presentato fornendo il numero di telefono della persona a cui fare lo squillo e nel giro di poco tempo la cordata si è allargata». Tutto comincia quando preme il tasto don Vito, che riceve anche l’ultimo squillo: con lui si apre e si chiude la cordata. «Cominciamo alle 3 del mattino – afferma - perché è l’ora del profondo sonno e quindi è un orario che ha un significato anche di rinuncia e di penitenza».
L’iniziativa è cominciata nella notte fra il 30 aprile e il primo maggio. E si protrarrà per tutto il mese. Il numero dei fedeli che hanno aderito è cresciuto nel giro di pochi giorni nonostante la chiesa sia piuttosto piccola e non sia neanche parrocchia, e ci sono ancora tante richieste di adesione. «È il segno che in giro c’è tanta sensibilità religiosa, vuol dire che questa società non è marcia», dice don Vito. Il quale aggiunge: «La gente non si è allontanata dalla fede». Proprio come rivelano gli squilli notturni tra i fedeli di Corato.