La propaganda di Walter ha le gambe corte

Il leader del Pd sparge ottimismo, parla di miracoli economici, novità e compattezza. Eppure le prime pagine dei giornali sono dominate dagli scontri tra i democratici

Roma - La traduzione è una brutta bestia. Quando gli strateghi veltroniani hanno importato pari pari il barackiano «Yes, We can» debbono aver trascurato che l’Italia è un Paese di sfumature e non di certezze. E dire che in uno dei manifesti elettorali Veltroni li aveva avvisati: «Non pensate a quale partito, pensate a quale Paese». L’avessero fatto, il «Sì, possiamo» sarebbe stato senz’altro più correttamente tradotto: «Sì, potremmo». Potremmo, ma non possiamo. Un po’ la maledizione del nuovo corso veltroniano, quando annuncia miracoli economici fuori tempo massimo, alla vigilia di una terribile congiuntura internazionale negativa. Oppure quando vorrebbe imitare Zapatero, ma poi gli apparati relegano le candidate donne negli strapuntini delle liste. O ancora quando la spara ancora più grossa e annuncia ai suoi elettori da una manchette elettorale in prima pagina: «Non rientrate nel caos. Voltate pagina».

L’abbiamo voltata, quella dell’Unità di ieri. Ma a pagina due è rispuntato il piccolo difettuccio della fabbrica di idee. «Sul filo della rottura con i radicali. “Questa storia va chiusa”», il titolo che minimizza ma non può tacere le «lamentele e le proteste». Dunque, «troppi personalismi anche nel Pd. Da De Mita a Pannella all’ultima polemica tra Calearo e Parisi». Retaggi del vecchio corso, sabotaggi di redattori sottilmente dalemiani? Non tanto, perché a pagina 3 si deve dar conto ancora dello sciopero della sete di Pannella, della gaffe di Calearo, del Parisi «pronto allo strappo», della Sicilia che «ribolle: troppi i paracadutati da Roma, poche le donne». Insomma, tutto come sempre. Si cambia giornale, immaginando esagerazioni di vetero-comunisti incalliti. Ma il placido parademocristiano Europa parla di «Mare mosso nel Pd». E sul Corriere della Sera, purtroppo, riecco il cicalino del vizietto. «Romano gelido. Poi Walter telefona». E ancora: «Forse a Vicenza sono abituati così», dice Prodi irritatissimo per la gaffe dell’industriale veneto su «San Mastella» che l’ha fatto cadere. Saltate un po’ di pagine, ecco ancora «Radicali-Veltroni, duello sulle scelte». Insomma, una disdetta e la solita solfa: si litiga. Nel Pd peggio che nell’Unione. Cambiati i giornali, non è cambiato il caos. «L’ira silenziosa di Romano: “Questa è roba da matti”», fa sapere La Stampa. Sulla Repubblica si capisce l’afflizione del povero Potrei-ma-non-posso. «Walter sbottò: andiamo da soli per non ripetere la rissa nell’Unione e poi accade questo?...». Voltato pagina, come nel gioco dell’oca, si torna alla casellina del caos.

Appare così chiaro che Veltroni potrebbe ma non può. E noi di conseguenza potremmo affermare che Walter sembra un uomo nuovo, ma non possiamo dimenticare il giovane Valter (sic all’anagrafe) cresciuto a Comitati centrali del Pci. Potremmo ammettere che è un bravo comunicatore, ma non possiamo passare sotto silenzio che spesso la sua retorica è soporifera. E potremmo persino trovarla al passo coi tempi, ma non possiamo non concordare con l’autorevole commentatore del New York Times (Christofer Hitchens), quando rileva che il «Sì, possiamo» si adatta più felicemente a «una coppia di genitori che debbano indurre il figlio a fare la pipì nel vasino». Sostiene Hitchens - senza aver conosciuto di persona Veltroni - che dieci parole, combinate assieme sapientemente costituiranno la comunicazione politica del futuro (dunque anche del Nostro, si scommette): sogno, paura, speranza, nuovo, gente, noi, cambiamento, futuro, insieme, America (Italia per il Nostro). L’importante però sarà affidarle in buone mani, che sappiano tradurle «pensando al nostro Paese» e non sognando la California come Walter. Dunque banale scimmiottare Obama e dire, per esempio: «Noi insieme cambieremo l’Italia, tramuteremo la paura in speranza, per dare un futuro e un nuovo sogno alla gente». Basta che si stia attenti a non confondersi troppo le idee e finire per rivelare che «insieme non abbiamo speranze per il futuro, promettiamo un nuovo cambiamento di noi stessi, anche se la gente ha paura. Forza Italia!».