PROPAGANDA

L’attacco di dodici Regioni – governate dal centrosinistra – contro una parte importante della legge che cerca di contrastare l’immigrazione clandestina è significativo della disarmonia che caratterizza talvolta l’azione delle nostre istituzioni, per pura faziosità, per spirito di parte, per strumentalizzazione politica. Nella questione grave dei clandestini che continuano ad arrivare in Italia non c’è contrasto d’interessi fra quelle Regioni e lo Stato, è vero anzi il contrario, ma c’è la volontà di trasformare il dramma degli irregolari in uno strumento propagandistico, per mettere sotto accusa il governo in un informale processo politico di sicuro impatto mediatico. Le Regioni rosse – e quindi buone, o meglio buoniste – in nome della solidarietà a tutto campo e a ogni costo si schierano contro un legge dello Stato, con un’azione coordinata promossa del neogovernatore comunista della Puglia Nichi Vendola. Chiedono la chiusura dei «centri di permanenza temporanea», le strutture nelle quali vengono sistemati i clandestini in attesa che si completino le procedure per il rimpatrio.
I promotori dell’iniziativa sostengono che questi centri sono un concentrato di nequizia e di sofferenze imposte, quasi dei lager che proverebbero l’inumanità che ispira l’attuale governo. Gli amministratori che preparano il «forum» contro i «Cpta» – questa la sigla che indica i centri – vorrebbero far credere che queste strutture siano un’invenzione del centrodestra, ma la verità è che sono entrate in funzione nel 1998 grazie alla legge Turco-Napolitano. Per sette anni le sinistre di ogni sfumatura le hanno tollerate, oggi però le prendono a pretesto per un braccio di ferro col governo centrale. Gli slogan sono tutti diretti contro la legge Bossi-Fini, normativa che ha confermato la creazione dei Cpta senza rivendicare il merito della loro invenzione. E questi centri hanno una loro specifica funzione e una precisa connotazione giuridica. Devono ospitare e trattenere gli immigrati clandestini in attesa di rimpatrio, per il tempo necessario alla loro identificazione certa e al completamento delle procedure giudiziarie. L’Italia è un civile Paese e garantista, la sorte dei clandestini è decisa sempre con un procedimento che si svolge davanti all’autorità giudiziaria e in contraddittorio, ascoltando cioè la difesa dello straniero. I Cpta sono stati creati perché il nostro Paese non vuole sbattere in carcere gli irregolari colpevoli soltanto d’essere tali. Non può, tuttavia, mandarli liberi di farsi ingoiare nuovamente dalle periferie dalle quali li hanno tratti i controlli di polizia. Accade egualmente che i pesci incappati nella rete ritornino a nuotare nel mare grigio, ma questa non può essere la regola e si comprende che un ministro responsabile come Pisanu ritenga indispensabili i centri.
È comprensibile che la qualità dell’assistenza fornita in queste strutture lasci a desiderare, per molti motivi. Perché tante strutture pubbliche, anche quando non hanno pretese punitive, sono inadeguate e scomode; perché la spesa determinata dal costante flusso migratorio è sempre più pesante; infine perché gli ospiti dei centri hanno interesse a tenerli in disordine, come mostrano le cronache di tante «rivolte». Nemmeno le strutture di accoglienza per migranti regolari sono i giardini dell’Eden. Si sconta anche, in questa materia, l’assenza dell’Europa con una sua politica per l’immigrazione sostenuta dai mezzi necessari.
Le Regioni certamente potrebbero sostenere lo sforzo statale per far sì che una politica di giusto rigore non si degradi mai in situazioni di sofferenza e di inumanità. Ma le Regioni buoniste preferiscono la propaganda a senso unico, ignorando che sul tema della sicurezza e del rispetto della legge la stragrande maggioranza dei cittadini non è disposta a lasciar correre.

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