ProPilot, la svolta a portata di mano

Qashqai sarà il primo autoveicolo in grado procedere in autonomia

Valerio Boni

Negli anni Sessanta, chi immaginava le città del Duemila le disegnava popolate da auto simili a piccole astronavi, prive di ruote, in movimento a mezz'aria tra i grattacieli. Oggi, 16 anni dopo la soglia del XXI secolo, ci muoviamo ancora come allora, e le linee non sono poi così diverse, anche se la tecnologia sotto le lamiere ha fatto passi da gigante grazie all'elettronica. Tuttavia il mondo dell'auto è ormai pronto al salto generazionale che sarà completato con l'arrivo dei modelli a guida autonoma destinate a portare una rivoluzione epocale, di portata decisamente superiore a quello del lancio della Ford T nel 1908. L'evoluzione avverrà per gradi, ma a tappe forzate, visto che si stima un'attesa inferiore ai 10 anni, e probabilmente ne basteranno anche cinque.

Ma come sarà allora l'auto del futuro? Nissan, con la seconda edizione del forum Futures, prova a dare una risposta a questa curiosità, cominciando con il rassicurare i fedelissimi della guida tradizionale con un'affermazione: le auto a guida autonoma di questa Casa avranno sempre il volante, perché l'ultima decisione spetterà sempre all'uomo, non all'elettronica. Ma intanto i giapponesi hanno scelto quale sarà il primo modello equipaggiato con il primo embrione di automatismo in grado di rimpiazzare l'automobilista in determinate situazioni. Sarà la Qashqai in vendita già nei prossimi mesi, equipaggiata con il ProPilot in grado di accelerare, frenare, curvare e mantenere le distanze di sicurezza all'interno di corsie ben delimitate. Ed entro quattro anni la gamma salirà a quota dieci per l'Alleanza Nissan-Renault.

Il piano prevede già i passi successivi, che prevedono la possibilità di gestire la marcia su corsie multiple nel 2018 e arrivare nel 2020 alle prime vetture capaci di muoversi in autonomia in alcune aree urbane. Può sembrare curioso, ma è molto più semplice ottenere una guida autonoma sicura a 130 km/h in autostrada, che organizzare i trasferimenti in ambito metropolitano. Perché in città, oltre a dover adeguare la programmazione alle normative e alle abitudini che variano da un continente all'altro, ma anche da regione a regione, entrano in gioco molte variabili, rappresentate da motociclisti, ciclisti e pedoni.

Il problema non è quindi insegnare all'auto a muoversi da sola, ma studiare come integrarla nel contesto in cui deve muoversi. Per questo motivo oltre a esperti di meccanica e tecnici informatici, il progetto coinvolge anche antropologi, ai quali spetta il compito di suggerire le soluzioni più indicate per rispondere alle migliaia di situazioni di emergenza che si possono verificare in un semplice trasferimento urbano di pochi chilometri. Scelte che i dispositivi dovranno analizzare nel modo più razionale, senza condizionamenti di natura morale o etica.

Nissan Futures ha rappresentato anche l'occasione per presentare i risultati di uno studio affidato al Policy Network, dal quale sono in evidenza tra gli altri due dati: la guida autonoma potrebbe contribuire a ridurre di oltre un milione il numero di morti sulle strade e a incrementare di 17.000 miliardi di euro il Pil europeo nel 2050. Per scoprire se le stime coincideranno con la realtà non resta che attendere, perché il futuro non è mai stato così vicino.