Proporzionale e partito unico: l’Udc si nasconde ancora

Summit tra Forza Italia e centristi sulla legge elettorale, ma resta il nodo del premio di maggioranza. Cauto Follini: «Intenzioni positive»

Fabrizio De Feo

nostro inviato a Gubbio

La nebbia della reciproca diffidenza tra Forza Italia e Udc è ancora fitta e difficile da diradare. E non è un caso che, da Gubbio, Sandro Bondi apra il tradizionale seminario di formazione politica con un intervento in cui il luogo politico del Centro e la sua degenerazione politica rappresentata dal «centrismo» vengono individuati come il grande pericolo che incombe sulla democrazia italiana. «È nella palude centrista che affondano tutti i tentativi riformistici» attacca il coordinatore di Forza Italia. «Piuttosto rilanciamo il partito unico come strada maestra e non confondiamo le acque rimettendo in discussione il bipolarismo». Il monito, limpido, viene arricchito da una stoccata rivolta direttamente agli inquilini di Via Due Macelli. «Ciò che ci amareggia di più non sono gli attacchi degli avversari ma certi giudizi dei nostri amici e alleati. Ci stupisce la povertà politica e culturale di questi giudizi. Forza Italia non è e non sarà una parentesi».
Il clima, insomma, è quello che è. E le scorie dei recenti dissidi restano ancora da smaltire. Ma la notizia è che gli azzurri e i postdemocristiani tornano a parlarsi direttamente e non più dalle pagine dei giornali. In mattinata, infatti, Sandro Bondi e Marco Follini - presenti anche gli azzurri Fabrizio Cicchitto, Donato Bruno, Giuseppe Calderisi e Mario Valducci e il responsabile Enti locali Udc, Stefano Graziano - si incontrano a Via Due Macelli. Un faccia a faccia allargato in cui si cerca di tradurre in proposte concrete la «voglia di proporzionale» dei centristi.
Le ipotesi che si affacciano durante l’incontro sono tre. La prima è il «Grazianellum», la proposta elaborata da Graziano, che prevede la «senatizzazione» della Camera, ovvero 232 seggi assegnati con il maggioritario (basandosi sulla mappa dei collegi disegnata per il Senato) e 398 seggi distribuiti con il proporzionale. La seconda possibilità allo studio è quella che punta ad assegnare il 25% dei seggi con il maggioritario e il 75% con il proporzionale. La terza è la divisione fifty-fifty dei seggi, ovvero 50% con il proporzionale e 50% con il maggioritario. Alla fine l’incontro viene giudicato interlocutorio. Riscuote consensi il «Grazianellum» ma con riserve visto che l’Udc non avrebbe parlato dell’introduzione di un premio di maggioranza. E su questo né Forza Italia né An sono disposte a transigere così come controverso appare l’eventuale ritorno al meccanismo delle preferenze. In ogni caso già dal pomeriggio di ieri la triade di tecnici della Cdl composta da Vincenzo Nespoli, Mario Valducci e Donato Bruno si è messa al lavoro. E nel giro di una settimana un incontro dei leader fisserà una direzione precisa da percorrere.
Per questo tentativo di modifica in extremis della legge elettorale è stata avviata anche la macchina parlamentare. La commissione Affari Costituzionali della Camera ha, infatti, deciso di riaprire i termini per la presentazione degli emendamenti al testo di riforma elettorale fino a martedì 13 settembre mentre il provvedimento approderà in aula il 26. Il tutto corredato da una promessa di Pierferdinando Casini: «Sarò garante affinché le regole vengano rispettate. In questo caso al 101%».
Al di là delle regole e delle soluzioni tecniche ciò che risulterà decisiva sarà la volontà politica dei protagonisti. Un punto su cui resta ancora da fare chiarezza. Marco Follini, nel giorno del primo summit sul proporzionale, si affida a un misurato ottimismo. «La prova della concretezza sta nel percorso parlamentare» dice il segretario Udc. «Registro molte intenzioni positive, un certo interesse. Quello che conta è aprire un percorso in Parlamento, ed è ovvio, da parte mia, che non si apre con le cannonate». Una piccola stoccata, poi, è indirizzata alla Margherita. «Fino a qualche tempo fa erano per il proporzionale. Contesto chi dice di essere d’accordo, ma aggiunge che il problema se lo porrà dopo. Questa filosofia del primum vincere deinde filosofare non mi appartiene». Ultimo pensiero per la premiership, «una questione che resta aperta». Dalle parti di An, invece, è Andrea Ronchi a dialogare con Bondi direttamente a Gubbio. Un mini-consulto in cui il portavoce di Via della Scrofa chiede agli azzurri di esercitare la virtù della pazienza «perché le ragioni dell'unità della Cdl sono più forti di tutto. Non dobbiamo chiudere ma piuttosto allargare il perimetro». Un ministro azzurro ammette, però, che il problema della reciproca diffidenza esiste: «Il mandato di Berlusconi è di non far saltare il tavolo e ascoltare le proposte centriste, cercando di capire cosa vogliono».