Proporzionale, maggioranza verso l’accordo

Tassone (Udc): «Così si sbloccherà un sistema politico ingessato». Biondi: «Però non si discute la leadership»

Fabrizio de Feo

da Roma

L’Udc fa sul serio, spinge con forza sull’acceleratore e comunica a chiare lettere agli alleati che il conto alla rovescia è ormai scattato. Pochi giorni per saggiare le intenzioni dei partiti della Cdl e tentare di trovare la quadra su una proposta condivisa. Poi l’offensiva sulla legge elettorale si sposterà nelle aule parlamentari dove si cercherà di alzare la quota proporzionale alla Camera e fissare un premio di maggioranza, senza cadere nella trappola del voto segreto: una «risorsa», quella del suffragio anonimo, che potrebbe tentare il drappello di parlamentari del centrodestra più legato al maggioritario ma anche quelli «affezionati» al proprio collegio uninominale.
Quel che è certo è che, allo stato dell’arte, il proporzionale resta la carta su cui la Casa delle libertà giocherà la sua partita decisiva, lo spiraglio da spalancare per affrontare senza defezioni la sfida del 2006. I segnali ufficiali che arrivano appaiono positivi. Alle prese con i fantasmi terzopolisti, Silvio Berlusconi non sta certo alla finestra ma mette in campo tutta la sua capacità di mediazione. In questo senso non è certo casuale il suo incontro di ieri sera ad Arcore con Umberto Bossi. Il Carroccio, in realtà, non sembra affatto intenzionato a erigere barricate sul proporzionale. Nessuno, però, vuole sentir parlare di un collegamento tra il voto sulla devoluzione e quello sulla legge elettorale. Andrea Gibelli, capogruppo alla Camera del Carroccio, ad esempio è categorico: «Si può discutere di riforma elettorale ma non ci può essere nessun baratto con la devoluzione».
Il lavorio politico di queste ore potrebbe trovare un primo sbocco già domani mattina. Sandro Bondi e Marco Follini dovrebbero, infatti, incontrarsi per definire i capisaldi di una riforma che vada incontro alle richieste proporzionaliste dei centristi, senza incrinare il bipolarismo. I risultati del mini-summit tra il coordinatore azzurro e il segretario dell’Udc dovrebbero essere poi portati a un tavolo tecnico dell’intera maggioranza, in modo da definire un’intesa complessiva.
In Parlamento le modifiche alla legge elettorale prenderanno la forma di un emendamento del governo o del relatore di maggioranza. Un primo confronto si avrà giovedì mattina, in Commissione affari costituzionali a Montecitorio. Poi l’ufficio di presidenza potrebbe decidere di riaprire i termini per presentare gli emendamenti. «Se sarà così - assicurano i centristi - noi presenteremo le nostre proposte». A quel punto inizierà un cammino che potrebbe risolversi in una approvazione contestuale a quella della devoluzione. Teresio Delfino, sottosegretario Udc alle Politiche agricole, si dice fiducioso sul buon esito dell’iter: «Il proporzionale con premio di maggioranza garantisce il bipolarismo, la democrazia dell’alternanza e una maggiore raccolta di voti nel nostro elettorato. Se c’è la volontà politica di fare questa modifica i problemi di carattere tecnico diventano marginali».
Non sarà, però, così facile tradurre in pratica questo ottimismo. In queste ore le diplomazie di Forza Italia e Udc sono al lavoro per trovare un accordo politico, mentre i tecnici studiano come tradurre in concreto l’aumento della quota proporzionale. I centristi insistono sulla modifica che porterebbe alla Camera un 62% di proporzionale e un 38% di maggioritario. Al Senato le cose resterebbero invariate e la quota proporzionale resterebbe quella esistente, ovvero 83 seggi da attribuire con il recupero. La partita, però, resta difficile. Anche perché negli ambienti azzurri la coltre di scetticismo che ancora avvolge la fattibilità del progetto centrista risulta ancora fitta. C’è chi teme l’eventuale veto di Carlo Azeglio Ciampi. E chi teme un nuovo bluff per strappare concessioni nella assegnazione dei collegi elettorali. «Un cambio della leadership è impraticabile, c’è Berlusconi: su questo punto si è pronunciato il Consiglio nazionale e non si può certo soverchiare la volontà degli altri», dice Alfredo Biondi, che considera quella di Follini «una proposta di metodo». «Il sistema proporzionale - spiega Biondi - non è un fine ma un mezzo, uno strumento. E se il fine è restare nella Cdl, si può discutere tranquillamente del mezzo».