Proporzionale, il mondo di favole dell’opposizione

Paolo Armaroli

Architettata a bella posta dagli alti papaveri dell'opposizione, che si credono più furbi delle volpi e i soli con il cervello fino, da qualche giorno in qua circola a piede libero nel nostro Belpaese una favola metropolitana che a ben guardare altro non è che una patacca. Ma ecco come lorsignori ti erudiscono i pupi. Sostengono che con il sistema elettorale vigente, per tre quarti maggioritario a collegio uninominale a un turno e per il restante quarto proporzionale, la Casa delle libertà non avrebbe la benché minima speranza di vincere le elezioni politiche dell'anno prossimo. Perciò la bieca reazione in agguato, impersonata dal solito Berlusconi e dai suoi alleati, si sarebbe risolta a una mossa antidemocratica. Ossia a un ritorno alla proporzionale, riveduta e corretta da un premio di maggioranza e da una clausola di sbarramento. Con il risultato che con un gioco di bussolotti la Casa delle libertà, minoritaria nel Paese, diverrebbe maggioritaria in Parlamento. Come a dire, chi perde vince. Insomma un imbroglio, per di più perpetrato negli ultimi mesi della legislatura.
Quanti propalano questa favola metropolitana si comportano come dei tardi allievi di Goebbels. Falsificano la realtà per atteggiarsi a vittime e mobilitare a proprio vantaggio l'opinione pubblica. E allora cerchiamo di capire come stanno veramente le cose. Tanto per cominciare, l'accusa secondo la quale nell'ultimo periodo della legislatura non si potrebbero cambiare le regole del gioco elettorale è infondata e non ha riscontri nella realtà. È infondata perché se una riforma elettorale fosse varata a metà di una legislatura, le Camere dovrebbero essere immediatamente sciolte in quanto delegittimate dalle nuove regole che hanno relegato in soffitta le vecchie. E non ha riscontri nella realtà perché dal 1848 ai giorni nostri le riforme elettorali si contano a bizzeffe. Orbene tutte, dico tutte, sono intervenute nell'ultimo anno della legislatura e sovente ad appena qualche mese dalle elezioni.
Dipingere poi la Casa delle libertà come un monolite dedito ai giochi di prestigio pur di non pagare dazio, è niente più che una caricatura. La verità è che l'Udc, senza mai spiegarne il perché, la proporzionale la vuole tutta e subito. Nel segno di una discontinuità che nessuno ha ben capito cosa sia, il partito di Follini ha posto un aut aut ai suoi alleati. O la proporzionale o la premiership. E Berlusconi, messo di fronte all'alternativa «O la borsa o la vita», ha saggiamente optato per quest'ultima. Spalleggiato del resto da An e dalla Lega. Alle corte, non c'è nessun disegno machiavellico. E la riprova è che questa ipotesi di proporzionale è più subita che voluta dagli interlocutori di Follini.
Ma soprattutto va smascherato un altro smaccato falso. I fabbricanti di favole, la cui povera mamma è sempre gravida, vanno dicendo che il trucco c'è e si vede. Difatti, argomentano, la clausola di sbarramento del 4 per cento spazzerebbe via i partitini dell'Unione. Ma sì, quelli che D'Alema definì simpaticamente virus. Così quel 9 per cento che in totale viene loro attribuito, verrebbe gettato nel cestino della carta straccia. E sulle disgrazie dell'Unione maturerebbe la vittoria della Casa delle libertà. Ma qui si fanno i conti senza l'oste. Perché i sullodati virus farebbero causa comune e supererebbero bravamente lo sbarramento. Roberto D'Alimonte, tra tanti sedicenti esperti un vero esperto di sistemi elettorali, ha calcolato - sulla base delle elezioni regionali - che con le nuove regole elettorali la Casa delle libertà guadagnerebbe alla Camera appena 7 seggi. Perciò non si giustifica l'ostruzionismo dell'opposizione. È solo un pretesto per impedire al governo di approvare in Parlamento quei provvedimenti che potrebbero dare ancora una volta la palma della vittoria al centrodestra. E questa sì che è una manovra antidemocratica.
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