Proporzionale, nuovo summit per sciogliere i nodi nel Polo

Domani l’incontro tra i tecnici. Udc e An ferme sulle rispettive posizioni

Fabrizio de Feo

da Roma

È un puzzle difficile da comporre quello della legge elettorale. Una trama nascosta dentro una matassa intricata che fatica a venire alla luce tra le mille prudenze e diffidenze della maggioranza e dell’opposizione. Il punto di snodo, a questo punto, sta nella possibilità di allargare il campo e trovare un terreno di dialogo tra i due poli. Una prospettiva lontana, a meno di improbabili colpi di scena. I «sondaggi» che Gianni Letta ha compiuto presso i leader dell’Unione non hanno finora prodotto risultati confortanti. La situazione di stallo, pertanto, rischia di cristallizzarsi, forse in via definitiva.
La Casa delle libertà, a questo punto, dopo la doppia frenata compiuta a poche ore di distanza da Umberto Bossi e Pier Ferdinando Casini, continua a interrogarsi sul da farsi. Domani i «tecnici» torneranno a vedersi e a ragionare sui nodi che ancora restano da sciogliere dentro la maggioranza. Su un punto il disaccordo appare più evidente: l’Udc non gradisce il vincolo di coalizione per l’assegnazione del premio di maggioranza e vorrebbe eliminare la soglia di sbarramento al 4%. An, invece, non è disposta ad accettare limature al progetto originario e pone precisi paletti a tutela del bipolarismo. Dettagli tecnici importanti che passano in secondo piano rispetto al vero interrogativo che aleggia in queste ore. Cosa accadrebbe alla devoluzione, nel caso in cui la maggioranza non trovasse un accordo sul proporzionale? L’Udc voterebbe la riforma costituzionale o farebbe mancare il proprio consenso in aula? Le parole del vicesegretario Udc, Mario Tassone, qualche sospetto lo suscitano. «Non siamo alla vigilia di una guerra e sulle riforme non c’è da fare alcuna resa dei conti, né è il caso di porre ultimatum» dice Tassone. «La proposta di riforma costituzionale deve essere oggetto di approfondita discussione, anche perché si era detto che sistema elettorale e riforma costituzionale sono strettamente connesse, così come prevedeva il programma della Cdl». Scampoli di nervosismo che si ritrovano anche nelle parole di Rocco Buttiglione. «La legge elettorale che vogliamo noi non fa trucchi. Semmai qualche trucco lo fa quella attuale visto che nel ’96 abbiamo perso le elezioni pur avendo avuto 350mila voti in più. Chiamiamo i nostri alleati a dirci con chiarezza se condividono questo progetto, se sono disposti a sostenere la battaglia necessaria perché questo progetto passi». Sul fronte di Alleanza nazionale, però, le resistenze non si stemperano. Per Gianni Alemanno, ad esempio, «bisogna inevitabilmente trovare il consenso dell’opposizione. Non si possono riformare le regole senza avere almeno in parte tale consenso». Più duro Vincenzo Nespoli, uno dei saggi incaricati di redigere la bozza di riforma. «L’atteggiamento dell’Udc tradisce una certa confusione di fondo. È stata raggiunta un’intesa dopo un lungo confronto. E ora la sensazione è che, dopo aver raggiunto un obiettivo, vogliano ulteriormente spostarlo in avanti. Noi non siamo innamorati né del proporzionale né del maggioritario ma qualunque legge deve rispettare alcune condizioni di fondo. In Germania c’è uno sbarramento al 5% e nessuno si scandalizza, così come in Francia. Mi sembra che dietro ai muscoli e alla spavalderia questo sbarramento susciti in molti qualche paura».