Con il proporzionale rispunta la Lista Prodi

Laura Cesaretti

da Roma

Una «riunione straordinaria» dei leader dell’Unione, per «confermare la nostra opposizione assoluta a questa legge elettorale sciagurata». Il vertice annunciato da Romano Prodi si terrà oggi pomeriggio. È stato Piero Fassino a chiederlo, per dare un’immagine reattiva e compatta del centrosinistra, e probabilmente per rassicurare il Professore sul fatto che la sua coalizione farà le barricate. Il problema è serio, e bastava fare un giro per i capannelli di centrosinistra a Montecitorio, ieri, per rendersene conto. L’opposizione rilancerà l’ostruzionismo «totale», cercando di bloccare il Parlamento in piena sessione di bilancio. Ma «bene che vada, riusciremo a ritardare la legge elettorale per un paio di settimane», calcola Dario Franceschini. Né si pensa di poter contare nel segreto dell’urna su plotoni di franchi tiratori pronti a difendere dall’estinzione i propri collegi: «Se portano la legge in aula, vuol dire che l’accordo c’è e che terrà», prevede il Dl Gian Claudio Bressa. E poi, «per dieci loro che votano contro ce ne saranno quindici nostri che votano a favore...», prevede cupa Giovanna Melandri. Franco Marini, che di trabocchetti parlamentari se ne intende, è della stessa opinione: «Ci sarà un travaso. La legge passerà, e poi Berlusconi farà la mossa finale: candiderà Casini premier, e per noi saranno guai». I proporzionalisti non mancano, nell’Unione, a cominciare dal Prc. La nuova legge faciliterebbe le cose anche al tandem Sdi-radicali. Ma sono soprattutto i partiti grossi ad essere tentati: «I Ds non riescono a nascondere l’acquolina in bocca. Gli ultimi sondaggi li danno al 21%, e noi al 13%: non vogliono perdere questa occasione», dice un dirigente della Margherita. Ma la questione che tutti si pongono è: dove si candiderà Prodi se scatta il «tana libera tutti» del proporzionale? «Gli toccherà venire da noi, è logico: non può candidarsi coi Ds», afferma Ciriaco De Mita. Più probabilmente, prevedono sia esponenti ds che dl, «riaprirà il tormentone della Lista dell’Ulivo». Marini però la liquida: «Un listone unitario? Ci farebbe solo perdere voti», e stavolta ci sarebbe anche il «niet» ds. Ma il Professore potrebbe avere un’arma: la lista Prodi, sepolta con sollievo dai partiti dell’Unione pochi mesi fa rischia di ridiventare un tormentone. «E ci farebbe male», notano i Dl. Ma «il teorema più liste più voti lo hanno inventato loro, non potrebbero lamentarsi», replicano dallo staff prodiano.