Il proporzionale smaschera Prodi

Gianni Baget Bozzo

Elettoralmente, il disegno di legge della Casa delle libertà sul proporzionale non nuoce all’Unione. Esso è congegnato in modo che, con l'apparentamento o senza, la coalizione del centro sinistra non perda alcun voto. Se essa è maggioranza nell'elettorato, diventerà maggioranza in Parlamento e formerà il governo. Parlare di colpo di mano non ha senso.
Politicamente le cose vanno in altro modo perché l’opposizione ha giocato sull’unità attorno a Prodi tutte le sue carte, rinunciando a definire, con questa indicazione, ogni scelta politica programmatica. L’indicazione del candidato le ha permesso di fare del no a Berlusconi il contenuto di tutta la sua proposta politica. Per questo la coalizione di Prodi è un cartello elettorale ma non una sintesi politica. E infatti, come si può compiere una sintesi politica quando si è fatto il pieno di tutte le culture e di tutte le storie dei partiti italiani? Non esiste altro precedente di tale unità politica: nemmeno l’unità antifascista che fondò la Repubblica, nemmeno l’arco costituzionale, che governò per trent’anni, erano mai stati una comune proposta elettorale. Ciò che costituisce la coalizione, più che un insieme di partiti, è un insieme di frammenti della storia italiana, di cui la memoria ha il fondamento nel passato ma nessuna attualità nel presente. Il brusco trapasso dei primi anni Novanta ha creato una cesura tra i partiti come oggi esistono e la loro storia, tra la memoria e l'attualità: al punto che la militanza può essere data solo con una negazione, non come una identificazione.
Sulla società italiana durante il governo Berlusconi, è caduta la tempesta e i fattori di sconvolgimento hanno cambiato la figura del sistema economico italiano cambiando tutte le consuetudini degli anni passati. Di fronte a questi cambiamenti, la sinistra rimane silenziosa, mettendo la realtà e le sue ombre incontro al governo. Romano Prodi è dunque diventato la chiave di volta dell’unità senza che egli la significhi, senza che si sappia quale punto di unità abbiano davvero raggiunto le forze politiche culturalmente contrapposte che abitano la coalizione di sinistra. Il candidato sostituisce la politica e il programma e il suo unico contenuto è il suo essere contrapposto a Berlusconi, senza altre indicazioni che questo fatto. L’instaurazione del sistema proporzionale colpirebbe a fondo questo vuoto politico, perché obbligherebbe ogni partito a indicare la propria differenza e quindi i motivi positivi che lo fanno convergere nell’Unione. Se in essi rimangono le loro memorie dovranno parlare i loro linguaggi e dire perché è meglio votare Margherita o Ds, esprimendo così le loro identità, e non nascondendo la loro convergenza immotivata sotto il volto, in sé privo di significato e di identità del candidato premier. È proprio questo carattere di movimento di liberazione nazionale senza contenuto politico che ha reso necessaria la scelta opposta della maggioranza: quella di passare, con il proporzionale, dal bipolarismo dei candidati al bipolarismo delle forze politiche. Ovviamente a questa scelta la maggioranza è giunta per le sue difficoltà interne, che hanno logorato l'unità della coalizione del centro destra attorno al suo leader e quindi hanno messo in crisi, da questo lato, il sistema bipolare del candidato premier, anche se Berlusconi rimarrà, come inevitabile, il leader della maggioranza, lo sarà a titolo dell'alleanza nei partiti e non della sua stessa candidatura. Questa è la discontinuità che Casini ha invocato e di cui egli ha preso il peso e la responsabilità con la proposta del sistema proporzionale. Se questo sarà votato dal Parlamento, le formazioni politiche dell'Unione dovranno definire in modo chiaro le loro divergenze e le loro convergenze, prima, e non dopo, le elezioni. Spiace che un sistema che l'elettorato aveva approvato non abbia funzionato, ma di questo tutti portano la responsabilità, non solo chi, giustamente, propone di prenderne atto.
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