A proposito di quel viaggio sul T-Biz

Sul Giornale di ieri Luca Doninelli ha raccontato il suo viaggio sul T-Biz Roma–Milano, arricchendo la cronaca con alcune utili riflessioni e chiudendola con pesanti offese. E oltre alle esplicite contumelie, l'offesa non sta nel paragonare l'idea del T-Biz ad una genialità da «ombrellaio cingalese» (categoria che per onestà e senso degli affari ha comunque diritto alla nostra stima) quanto nel ridurre l'impegno ad innovare in semplici «chiacchiere sommate ad altre chiacchiere» che, da sole, farebbero «funzionare un treno». Ma di che cosa stiamo parlando? Dei quattro convogli che ogni giorno collegano i centri di Roma, Bologna e Milano impiegando poco più di un aereo e vantano puntualità e affidabilità elevatissime? Della prenotazione gratuita del parcheggio per la propria auto in prossimità della stazione di partenza, e quella del taxi o dell'auto a noleggio nella stazione di arrivo? Della possibilità di accedere ai Club Eurostar di Milano, Roma e Bologna, usufruendo gratis dei relativi servizi? Stiamo parlando dell'assistenza a terra e a bordo? O di poter modificare la prenotazione senza costi aggiuntivi, scegliendo in luogo del T-Biz uno dei 26 Eurostar quotidiani Milano–Roma? Perché queste, più che «chiacchiere», sono servizi aggiuntivi, cura del cliente. Tutto questo in attesa che l'Alta Velocità dal 2008 consenta alle Ferrovie dello Stato e al Paese di compiere quel salto di qualità tanto atteso. Tutto questo, ancora, prima che i 9 miliardi di euro investiti da qui al 2008 consegnino al Paese una flotta di treni più moderna, veloce e comoda, iniziando a colmare un gap che ha radici lontane decine di anni. Certo, avremmo potuto attendere che i treni avessero poltrone per taglie XXL (ma sugli aerei Luca Doninelli si trova più a suo agio?), che i viaggiatori diventassero tutti educati e rispettosi del prossimo, che i baristi perdessero ogni inflessione dialettale, che il piano dei tavolinetti fosse meno scivoloso (sebbene basti un tovagliolo di carta a renderlo tale), avremmo potuto aspettare qualche anno discutendone nel frattempo con lo stesso Doninelli «a colazione, uno di questi giorni». Invece abbiamo preferito intervenire subito. Quanto al vino o alle pietanze del «menu alla carta» offerte a bordo, e che Doninelli, vista l'ora, si rammarica di non aver assaggiato, vogliamo coltivare la speranza che sarebbero stati di suo gradimento. Certo, non bastano a fare del T-Biz un treno speciale, ma contribuiscono a rendere più piacevole il viaggiare e il «chiacchierare». Per far andare i treni, invece, ci vuole altro. A questo sta lavorando il Gruppo Ferrovie dello Stato, cercando di recuperare con grande impegno un poco proustiano, e molto italiano, «Temp Perdu».
Federico Fabretti
Direttore Relazione con i Media
Ferrovie dello Stato La risposta del dott. Fabretti al mio articolo sul T-Biz non avrebbe bisogno di particolari repliche. Ci sono il mio testo, quello del dott. Fabretti e poi c'è il treno in questione. E ci sono i lettori, che possono giudicare da sé. Quello che è certo è che il T-Biz è un ETR 460, che l'anno scorso costava come un normale Eurostar mentre ora costa molto di più, e che per la maggior parte degli utenti il suo valore aggiunto è quello di non fermare a Firenze. Sono anche più che sicuro che, prima di vendercelo a un prezzo così alto, le ferrovie potevano perlomeno rimodernare gli interni rendendoli più confortevoli. Se Trenitalia promette che sul T-Biz si può lavorare bene, deve anche permettere di farlo. Due viaggiatori, uno di fronte all'altro, non riescono a lavorare a meno che non siano ambedue alti al massimo un metro e sessanta. E lavorino con computer molto piccoli. Messo da parte l'aspetto antropologico della faccenda - sarebbe interessante un bel viaggio nel mondo dei rimborsati, degli spesati ecc., non crede che ne vedremmo delle belle? - resta il fatto che l'immagine di Trenitalia non è affatto buona, e che gli utenti (soprattutto i pendolari, che non sono interessati al TAV ma ne pagano le conseguenze) sono scontenti. Questi sono i problemi reali. Rispetto ai quali, il T-Biz è ben poca cosa. Solo, mi chiedo con quali paesi si vuole misurare un dirigente Trenitalia che, per difendere il suo prodotto di massimo prestigio, suggerisce - a un utente che paga 85 euro tra Milano e Roma! - di sistemare un fazzolettino tra il tavolinetto e il computer... Con rispetto Luca Doninelli