La proposta di Alemanno: subito un decreto sui rom

Il presidente romano di An chiede una normativa nazionale adeguata e una cabina di regia per gestire i fondi

«Chiediamo al governo la definizione immediata di un decreto legge, che stabilisca una normativa adeguata a fronteggiare il problema dell’emergenza nomadi. Non bastano le singole forze degli enti territoriali per farlo». La richiesta arriva dal presidente della Federazione romana di An, Gianni Alemanno, ricevuto ieri mattina dal prefetto Achille Serra, insieme al deputato di An Fabio Rampelli e a una folta delegazione di consiglieri comunali e municipali del partito. «Con il prefetto abbiamo preso l’impegno per un’opera di tranquillizzazione dei territori, per evitare fenomeni di intolleranza: siamo di cultura cattolica e rifiutiamo ogni forma di xenofobia. Bisogna comunque respingere un umanitarismo assolutamente inadeguato a comprendere ciò che sta succedendo a Roma», ha spiegato Alemanno, che ha poi annunciato che querelerà il capogruppo dell’Ulivo in Campidoglio Pino Battaglia che «si ostina a presentare come intollerante e xenofoba la nostra posizione. Al contrario, noi vogliamo solo fronteggiare un’emergenza che è stata trascurata da troppo tempo dalle amministrazioni di sinistra». Secondo l’esponente di An, il decreto legge deve prevedere la definizione della figura giuridica del nomade legata anche ai tempi di permanenza, e norme per dare certezza alla pena, poiché «solo il 5 per cento degli arresti vengono confermati». Altro punto centrale del decreto legge è la creazione di uno strumento di monitoraggio nazionale legato al censimento della presenza dei nomadi. Infine, secondo Alemanno, bisogna sottoscrivere un patto di legalità con le famiglie nomadi che entrano nei campi autorizzati, accompagnato da patti metropolitani, «in modo tale che le risorse comunali e nazionali vengano utilizzate in maniera equilibrata per le opere di solidarietà, ma anche per il controllo, l’interdizione e gli interventi di bonifica di situazioni fuori controllo». Tra le proposte, la creazione di centri di permanenza temporanei, da creare sul territorio nazionale, per ospitare i nomadi sgomberati dagli insediamenti abusivi. La richiesta di An è chiara: il governo deve intervenire con solidarietà e rigore, ma deve esistere una cabina di regia che controlli l’enorme flusso di denaro che ogni anno il Comune di Roma destina all’emergenza nomadi. «Bisogna creare - ha sottolineato Rampelli - un unico centro di spesa. Mi risulta che vengano investiti fino a 7 milioni di euro l’anno, ma non sappiamo quanti ne vengano spesi per scolarizzazione, servizi aggiuntivi, sorveglianza, bonifica dei campi, finanziamento alle varie associazioni». Così, ecco l’appello di An a Veltroni, affinché si attivi con il governo per far presentare il decreto legge, e l’invito a organizzare una marcia della legalità. «Se non la faranno le istituzioni - annuncia Alemanno - la faremo noi. Altrimenti Roma da sola non potrà fronteggiare il fenomeno, come si è visto nell’ultimo comitato per l’Ordine pubblico e la sicurezza, che ha brillato per l’assenza del sindaco». Concorda il vicepresidente della commissione Sanità del Senato, Cesare Cursi: «Il fenomeno sta assumendo le caratteristiche dell’urgenza anche da un punto di vista sanitario, dunque occorre sostenere questa giusta proposta».