La proposta di Brunetta: «Per uomini e donne stessa età pensionabile»

RomaRenato Brunetta getta un nuovo sasso nello stagno: l’età di pensionamento, dice il ministro della Funzione pubblica, dovrà essere la stessa per uomini e donne. Si può partire dal pubblico impiego per poi allargare la discussione all’intero mondo del lavoro, spiga il ministro, ricordando che la Corte di giustizia europea ha condannato l’Italia per aver violato il Trattato Ue per quanto riguarda la parità di trattamento uomo-donna sul piano del pensionamento nel settore pubblico.
A seguito della sentenza, aggiunge Brunetta, si sta per mettere al lavoro una commissione di studio per valutare la possibile parificazione dell’età di pensionamento che oggi, per quanto riguarda la vecchiaia, è di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne. «L’obiettivo - spiega il ministro nel corso di un Forum dedicato ad economia e terza età - è l’equiparazione tra maschi e femmine nell’età di pensionamento. Basta - aggiunge - con l’ottica paternalistica per cui le donne sarebbero privilegiate nel pensionamento perché penalizzate nella fase della maternità. Perseguirò l’obiettivo della perequazione, ovviamente verso l’alto».
Brunetta non parla di norme obbligatorie per tutti. La volontarietà sarà un elemento fondamentale dell’eventuale riforma. Allo stesso tempo, il ministro riflette sul fatto che è necessario recuperare al lavoro la classe di età 55-65 anni, «recuperando così il 10% del tasso di occupazione, incrementando il gettito fiscale e aumentando il pil». Finora il sistema ha incentivato i prepensionamenti, «d’ora in poi è l’uscita precoce dal lavoro che dovrà essere disincentivata».
Il sasso di Brunetta provoca onde concentriche in uno stagno, quello pensionistico, che nei giorni scorsi si era già agitato per l’intervento del presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia: meno pensioni anticipate, più ammortizzatori sociali, ha chiesto l’imprenditrice, sollecitando un ritorno allo «scalone» cancellato dal governo Prodi. E se è vero che lo stesso Silvio Berlusconi, tre giorni fa a Bruxelles, aveva definito poco adatto il momento attuale per riforme come quella delle pensioni, nel centrodestra c’è attenzione sul tema della previdenza. «Bisogna favorire la permanenza delle donne al lavoro - osserva Giuliano Cazzola, parlamentare del Pdl ed esperto del settore - attraverso misure di conciliazione tra lavoro e famiglia, come il part time». E anziché mandare a casa le donne in anticipo, il recente progetto di legge Cazzola-Della Vedova, propone due anni di contributi figurativi come agevolazione per la maternità. «Esiste un problema di risorse per sostenere l’economia. In questo contesto, il nodo delle pensioni merita attenzione», aggiunge Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera.
Contro Brunetta e la sua proposta si schiera la sinistra e, pur con toni diversi, il sindacato. «Brunetta non ci provi nemmeno», ribatte il segretario della Cgil pubblico impiego, Carlo Podda. Raffaele Bonanni (Cisl) invita il ministro a a non fare passi falsi sulle pensioni, evitando allarmismi e fughe in avanti. Mentre Luigi Angeletti, segretario della Uil, si dice favorevole a innalzare l’età su base volontaria, con incentivi. A sinistra, per un Tiziano Treu che ammete l’importanza del problema di mantenere gli anziani al lavoro, c’è un Paolo Ferrero che tuona: «Basta sacrifici, tassiamo i grandi patrimoni».