Proposta: cancelliamo la Provincia

Vi consiglio un piccolo esperimento di sondaggio artigianale. Fermate per strada 10 persone (o 100 o 1000 se avete tempo e voglia) e chiedete loro: «A che cosa serve la Provincia, a che cosa serve il Consiglio di Zona?». Già conoscete il risultato dell'indagine: non lo sanno. E non lo sanno perché le funzioni di questi enti - che pure ci sono, poche e secondarie ma ci sono - la gente non le percepisce personalmente: sa del Comune, si rivolge al sindaco per ogni anche marginale necessità o protesta; sa della Regione se non altro quando pensa alla salute e a un posto in ospedale, ma non gli è mai capitato di rivolgersi al presidente della Provincia e tanto meno al Consiglio di Zona o circoscrizionale. Nel gran parlare - ormai stucchevole e pericolosamente ambiguo - che si fa dei costi della politica, nessuno ripropone la vecchia idea dell'abolizione delle Province, le cui funzioni sono agevolmente e vantaggiosamente trasferibili a comuni e regioni. Il governo - che se la prende solo con gli enti locali e non con i ministeri, le Camere e che anzi dovrebbe cominciare a tagliare proprio a Palazzo Chigi - pensa di abolire i consigli circoscrizionali dei comuni con meno di 250mila abitanti e di togliere il gettone di presenza ai consiglieri di circoscrizioni con meno di 60mila abitanti. Bene, ma che poteri avranno i consigli sopravvissuti a questa riformina-foglia di fico? E perché non si toccano le province? Sono temi particolarmente importanti per Milano: chi crede, infatti, all'urgenza di darle un'amministrazione adeguata alle sue dimensioni reali, cioè di realizzare finalmente la città metropolitana - contrastata da meschini interessi di bottega partitica - sa che ci si arriva solo sopprimendo la provincia e dando contemporaneamente più poteri reali (e risorse per esercitarli) alle zone. La città metropolitana nasce, cioè, da un più forte decentramento. E non è un paradosso.