La proposta dei ribelli in difficoltà a Gheddafi: "Sì al cessate il fuoco se libera le città dell'Ovest"

Mentre continuano i combattimenti a Brega e a Misurata, i ribelli hanno lanciato un'offerta al raìs: accettiamo il cessate fuoco a patto che le forze pro-Gheddafi lasciano tutte le città dell'Ovest

Tripoli - I ribelli libici hanno detto che accetterebbero un cessate il fuoco a condizione che le forze pro-Gheddafi lascino le città dell’ovest e diano al popolo libertà di parola. Il capo del Consiglio nazionale (il governo provvisorio degli insorti a Bengasi) ha chiesto come condizione per il cessate il fuoco anche il ritiro delle truppe "mercenarie" dalle strade. "Non abbiamo obiezioni a un cessate il fuoco - ha detto Jalil parlando a una conferenza stampa congiunta con l’inviato dell’Onu in Libia, Abdelilah al-Khatib -, ma a condizione che i libici nelle città occidentali abbiano piena libertà di esprimere i loro punti di vista". Jalil ha detto anche che i ribelli avranno bisogno di armi se le forze di Gheddafi non fermeranno gli attacchi ai civili, ribadendo la richiesta di assistenza per combattere le meglio equipaggiate truppe di Tripoli. Il capo del governo degli insorti ha detto che loro non rinunceranno alla loro principale richiesta, che Gheddafi e la sua famiglia lascino la Libia.

Ancora combattimenti Continua incessante la battaglia tra forze fedeli a Muammar Gheddafi e ribelli per il controllo di Marsa el-Brega, strategica località lungo la direttrice che conduce a Bengasi. Lo hanno riferito fonti giornalistiche presenti ad Agedabia, un’ottantina di chilometri più a est, senza peraltro poter fornire dettagli sui combattimenti perché gli insorti hanno vietato ai reporter ma anche ai semplici civili di uscire dalla città per raggiungere Brega o la linea del fronte. Non è chiaro per dove passi la stessa linea del fronte, dati i continui rovesciamenti. Si combatte anche a Misurata, dove le forze fedeli al colonnello hanno sferrato un attacco contro la città di Misurata con carri armati, mortai e lanciarazzi. Lo afferma il portavoce degli insorti.

Sette civili morti Sette civili libici sono rimasti uccisi oggi nel corso di un raid aereo della coalizione contro un convoglio di forze filo-Gheddafi nei pressi di Brega, in una zona controllata dai ribelli. Lo ha riferito un medico alla Bbc, precisando che ci sono anche 25 feriti. Secondo Suleiman Refardi il raid è avvenuto nei pressi del villaggio di Zawia el Argobe, a circa 15 chilometri da Brega. L’attacco ha colpito un camion carico di munizioni e la deflagrazione ha investito due abitazioni vicine. Tutte le vittime sono di età compresa tra i 12 e i 20 anni. La Nato sta svolgendo un’inchiesta.

Ancora sparatorie Intanto, poco prima dell'alba ci sarebbe stata un’intensa sparatoria con raffiche di mitragliatrici pesanti nel centro di Tripoli. Lo scambio a fuoco, di cui hanno dato notizia fonti giornalistiche, ha scatenato il panico tra i pochi automobilisti di passaggio che si sono dati subito alla fuga. Ignote le ragioni di quello che è parso uno scontro a fuoco e non un attacco dal cielo: il frastuono è comunque cessato dopo una ventina di minuti, prima che facesse giorno. Nella capitale libica, ancora sotto il pieno conrollo di Gheddafi, sarebbero presenti sacche di resistenza dei ribelli.

Uganda smentisce Il Presidente dell’Uganda, Yoweri Museveni, nega di aver offerto asilo al leader libico Muammar Gheddafi. "È una voce priva di ogni fondamento, sono solo sciocchezze", ha detto il segretario personale del Presidente, Grace Akello, contattato dal quotidiano ugandese Daily Monitor. Anche il responsabile stampa della Presidenza, Tamale Mirundi, citato come fonte della notizia, ha smentito ogni offerta di asilo partita da Kampala. "È solo propaganda occidentale, una bufala - ha detto Mirundi - io non posso parlare di questioni di politica estera ugandese ed è questo il motivo per cui ho detto al giornalista di rivolgersi al ministero responsabile".