La proposta di Fini: via l’Ici dalla prima casa

Ronchi: «Votare sinistra vuol dire votare per le tasse»

Fabrizio de Feo

da Roma

Il conto alla rovescia verso il voto entra nel vivo. E Gianfranco Fini lancia il suo affondo, traducendo in proposte concrete lo slogan: «Più destra nella politica fiscale». Il leader di An punta il dito contro una delle tasse meno amate dagli italiani: l’Ici. E lo fa lanciando l’idea di una riduzione progressiva per cinque anni dell’Imposta comunale sugli immobili, fino alla completa cancellazione dell’imposta sulla casa in cui si vive. Una ricetta fiscale, quella del vicepremier, che si allarga anche ad altri ambiti comprendendo anche la riduzione del cuneo fiscale e l’introduzione del quoziente di reddito familiare.
«L’imposta comunale sugli immobili - dice Fini - non può essere così elevata come oggi, e noi vogliamo eliminarla nei casi in cui la casa non dia un gettito, quando cioè la casa è il tetto sotto cui si vive. Poi dobbiamo continuare a ridurre il cuneo fiscale per le imprese e, soprattutto, garantire le famiglie monoreddito. Credo - aggiunge il ministro degli Esteri - che la proposta più innovativa in questa campagna elettorale sia proprio la proposta della destra quando dice: introduciamo il quoziente di reddito familiare. Non guardiamo al reddito di Mario Rossi cittadino, guardiamo al reddito della sua famiglia perchè, soprattutto se è una famiglia che deve pagare l’affitto, con moglie e figli a carico, se c’è un solo stipendio rischia di non arrivare alla fine del mese».
La «proposta Fini» sull’Ici accende subito il dibattito e incontra consensi dentro la Casa delle libertà. «Fini pensa alle case, Prodi alle tasse» commenta Francesco Storace. «Oggi - afferma il dirigente di Alleanza nazionale - Fini ha lanciato una proposta di grande impatto sociale: puntare ad eliminare l’Ici dalla casa in cui si abita è molto più concreto delle capriole che Prodi sta facendo, minacciando i contribuenti su estimi catastali e tasse di successione». Ma anche negli altri partiti della Cdl la proposta suscita commenti favorevoli. «È un’idea interessante su cui riflettere» dice Pierferdinando Casini. «La casa - aggiunge il presidente della Camera - non è un bene da tartassare ma da privilegiare anche perchè rappresenta l’aspirazione di molti italiani mettere i propri risparmi nella casa».
Sulla questione fisco restano puntati i riflettori della campagna elettorale. «Votare per la sinistra vuol dire votare per le tasse», insiste Andrea Ronchi, portavoce di An, secondo il quale «è chiaro che la vera anima del centrosinistra è venuta fuori. Come dice Fini, se vince Prodi gli italiani rischiano a Pasqua di ritrovarsi una brutta sorpresa: più tasse sulla casa e sui loro risparmi». Lo stesso Ronchi, poi, svela il progetto dei 350 comitati «Per Fini premier», nati in tutta Italia per attrarre il consenso di chi, lontano dalle tessere di partito, vede nel vicepremier «la marcia in più - come spiega Ronchi - non solo di Alleanza nazionale ma di tutta la Cdl».
Comitati a cui hanno aderito personalità di spicco, «professori universitari, non veline», per dirla con il portavoce di An, come la professoressa Daniela Santus dell’associazione Geografi italiani, l’immunologo Ferdinando Aiuti, l’ex ostaggio in Irak Salvatore Stefio, la contessa Daniela Memmo, il professore Michele Coccia, il regista Luca Barbareschi. Personaggi noti e intellettuali che avranno, in questo sprint finale, il compito di sollecitare «il porta a porta, il volano con cui raggiungere il risultato che speriamo».