Proposta popolare di An: ridurre l’Ici al 4 per mille

Tre mesi di tempo per raccogliere cinquemila firme e sottoporre il testo all’attenzione del consiglio comunale

Rita Smordoni

Modificare il regime delle aliquote Ici, riducendole al 4 per mille per la prima casa e per gli immobili di proprietà dell’Ater. È la proposta di iniziativa popolare presentata ieri dal gruppo capitolino di An. In cantiere, inoltre, una petizione popolare, da presentare al Parlamento, per una legge che abolisca l’imposta, con il presupposto che essa non rispetta il dettato costituzionale della proporzionalità della tassazione.
«Questa mattina abbiamo depositato in Comune il quesito di proposta di delibera di iniziativa popolare - informa Luca Malcotti - e abbiamo tre mesi per raccogliere 5mila firme, ma contiamo di farlo prima, perché vogliamo che la delibera arrivi all’attenzione del consiglio comunale prima dell’approvazione del nuovo bilancio e prima della delibera del Comune sull’Ici, in modo che la nostra proposta sia applicabile dal 2007». «Avremmo potuto presentare la delibera con la firma di 15 consiglieri comunali - spiega il capogruppo di An, Marco Marsilio- come da regolamento comunale. Ma abbiamo preferito un percorso di partecipazione popolare intorno a questa iniziativa, che prevede quello che oggi la legge consente al Comune, e cioè una riduzione dell’Ici sulla prima casa dall’aliquota attuale, che è del 4,7 per mille, al 4 per mille».
Al via, dunque, una massiccia mobilitazione di tutti i circoli di An che predisporranno banchetti per la raccolta firme e l’affissione di manifesti: «Via l’Ici sulla prima casa. Firma la proposta popolare». La proposta di An va in controtendenza rispetto alle intenzioni dell’amministrazione comunale, propensa a seguire le indicazioni del governo che punta a un inasprimento dell’Imposta Comunale sugli Immobili. L’articolo 8 della Finanziaria prevede, infatti, per i comuni che lo vorranno, la possibilità di introdurre una «imposta di scopo destinata a finanziare la realizzazione di opere pubbliche». La nuova tassa è determinata applicando alla base imponibile dell’imposta comunale sugli immobili «un’aliquota nella misura massima dello 0,5 per mille».
«Sicuramente - dice Sergio Marchi - avremo da parte dell’amministrazione capitolina il solito piagnisteo, con la motivazione che riducendo l’Ici si ridurranno i servizi sociali». «Il minor gettito - spiega - può essere compensato con nuovi strumenti operativi sul piano finanziario, come l’aumento delle aliquote Ici al 7 per mille a carico delle società immobiliari che nel termine di 6 mesi non vendano o non affittino immobili di nuova costruzione». A ciò dovranno aggiungersi «altre iniziative fiscali che non investano le casse dei comuni cittadini, tra le quali abbiamo individuato una più serrata lotta all’evasione delle imposte locali, che in termini monetari basterebbe di per sé ad introitare le cifre concorrenti al minor incasso da parte del Comune sulla prima casa». «Non si tratta di demagogia - precisa Fabio Sabbatani Schiuma - ma al contrario della necessità di sfatare il luogo comune dell’amministrazione comunale che individua nella tassa sulla casa il modo migliore per far cassa, prescindendo da ogni disamina sul tenore di vita dei contribuenti».