Proprietà, sempre meno rispetto

Nella tutela dei diritti di proprietà, l’Italia è scesa dal 27° al 40° posto. Il calcolo è di Report 2008, pubblicato da Property Rights Alliance. Siamo allo stesso livello di Botswana (Africa). Siamo l’ultimo dei Paesi dell’euro.
È noto, d’altra parte, che l’indice delle libertà economiche pubblicato nel 2007 da «The Heritage Foundation» e dal Wall Street Journal ci pone al 60° posto, e da 6 anni costantemente più in basso del livello più alto da noi raggiunto (in 13 anni, dal 1995 in poi) nel 2001. Oggi, siamo preceduti da Uganda, Kuwait, Belize, Oman, Thailandia, Armenia, Estonia, Cile e Georgia.
Non parliamo - poi - della libertà fiscale, dove il nostro indice si colloca al 54,3% (pressione fiscale calcolata dall’Istat: 43,3%). La sola burocrazia ci costa un punto di Pil, e uno studioso come Antonio Martino ha calcolato che nel 2007 (per la prima volta, dopo 10 anni) la spesa pubblica è tornata a superare il 50% del Pil. Charles Adams, il fiscalista autore di «For Good and Evil», ha calcolato che nel 1902 il «Taw Freedom Day »(il giorno, cioè, in cui non si lavora più per lo Stato, per pagare le tasse cioè, ma per se stessi e la propria famiglia) si collocava nel 1902 al 31 gennaio. Ma è continuamente peggiorato, sotto l’invadenza dell’Erario: 1922, 17 febbraio; 1948, 18 marzo; 1958, 10 aprile; 1968, 24 aprile; 1978, 30 aprile; 1988, 2 maggio; 1998, 10 maggio. Vedremo come andrà quest’anno, dopo un altro decennio: ma non saremo distanti da giugno, se non ci saremo già.
Per l’Italia, d’altra parte, Confedilizia calcola da anni che per il proprietario locatore il giorno della libertà arriva - giorno più, giorno meno e più o meno puntualmente - attorno, al 10 settembre. Non ce n’è a sufficienza per capire che lo Stato non è la soluzione dei nostri problemi? E che è lui, anzi, il nostro problema?
*presidente Confedilizia