Proprio come ai tempi di Mancini

La vicenda Cassano fa tornare in mente un famoso Sampdoria-Inter della stagione 1994/95, anche in quella occasione l'idolo della gradinata Sud Roberto Mancini fu espulso dall'arbitro Marcello Nicchi dopo proteste plateali per un rigore non concesso ed ammonizione per simulazione inesistente. In quell'occasione Bobby-gol fu squalificato sei turni con le scuse di rito a compagni, società, pubblico e soprattutto ai bambini che non dovevano prendere come esempio quello che era accaduto. Passano gli anni e l'indifendibile reazione di Cassano nei confronti dell'arbitro Pierpaoli assume contorni ancora più drammatici per l'opinione pubblica. Il talento barese ha sbagliato e pagherà, forse pagherà più di un Totti che sputò in faccia ad un avversario in mondovisione o di un Zidane che ha concluso nel modo peggiore una carriera da campione. Quello che rattrista è il bar sport che è diventata la televisione e la gogna mediatica a cui è da sempre sottoposto il 99 blucerchiato. Un collega come Camoranesi non può dichiarare che non vorrebbe mai Cassano nella sua squadra perché molti italiani non vorrebbero un oriundo come Camoranesi in maglia azzurra, purtroppo invece è un campione del mondo ignaro di chi sia Mameli. Lo stesso presidente del Milan Silvio Berlusconi ha aggiunto che al Milan un giocatore con simili comportamenti non sarebbe integrato, ma la memoria ricorda un Van Basten che a Verona lanciò la maglia all'arbitro dopo un'espulsione.
Si dice che Cassano si ama o si odia, fino ad ora l'attaccante ha assorbito solo le cose positive della Genova blucerchiata, l'amore della gente, l'ambiente, l'intelligenza dell'allenatore. Giocare nella Samp significa caricarsela sulle spalle nonostante quotidianamente vengano fatti sondaggi avvilenti del tipo: «Cassano grande solo in una squadra di seconda fascia come la Samp?», o insinuazioni ancora più antipatiche.
Ci è cascato Mancini, ha pagato con varie espulsioni Flachi, ora tocca a Cassano scegliere se calarsi completamente in una realtà che può essere completamente sua nel rispetto di semplici regole. Il consiglio è guardare avanti, per ora è «Cassano il matto» per tutti, un giorno chissà, Antonio il capitano leale di questa squadra.