«La prosa di Wojtyla racconta Michelangelo»

Stasera in scena anche il poeta Rondoni: «Si leggeranno brani del Papa per un inedito ritratto del grande artista»

Viviana Persiani

«La Bibbia aspettava Michelangelo»; queste le parole che Karol Wojtyla riservò all’arte di Michelangelo Buonarroti, alla vista della cappella Sistina.
Riuscire tuttavia, ad addentrarsi nelle viscere più intime di un genio che, attraverso la sua opera e la sua arte, è riuscito a guadagnarsi la fama dell’artista più amato della storia italiana, non è semplice, soprattutto di fronte ad una ricchezza tale, pregna di passione e di significati.
Questa sera al Teatro di Verdura con la presentazione di Andrea Soffiantini e Germano Maccioni, supportati dagli interventi del poeta Davide Rondoni, con l’ausilio della storica dell’arte Beatrice Buscaroli e con l’accompagnamento sonoro del violoncellista Giacomo Grava, affronteranno un bellissimo viaggio nell’opera e nella poesia di Michelangelo Buonarroti cercando di portare alla luce archi e volute celate dietro la materia plasmata e scolpita. Il poeta Davide Rondoni, dalla sensibilità suggestionabile dalle espressioni artistiche, racconta come la figura di Michelangelo sia importante nel nostro panorama artistico.
«Il valore e l’importanza di questo pittore rinascimentale è stato compreso anche dalla Chiesa. Infatti, grazie a Papa Giovanni Paolo II che gli dedicò addirittura uno scritto, anche l’arte è stata investita di quella grande dignità che ultimamente era andata dimenticata».
In che senso?
«L'arte pittorica e scultorea aveva valore solo dal punto di vista decorativo. Il nostro Papa, con la sua sensibilità è riuscito a parlare a tutto il mondo non solo attraverso la parola di Dio, ma anche avvalendosi dei numerosi linguaggi dell’uomo, tra i quali quello della poesia, della letteratura e dell'arte».
Cosa avverrà al Teatro di Verdura?
«Si leggeranno brani della prosa poetica di Karol Wojtyla attorno all’opera di Michelangelo, offrendo alla platea milanese un ritratto nuovo ed originale; pittore, scultore, architetto, ma anche poeta, questo artista rinascimentale, prende voce e forma attraverso anche le espressioni scritte dei suoi ideali. Tuttavia, non mera lettura o recitazione: io interverrò raccontando, attraverso letture, le varie curiosità della vita di Michelangelo e accompagnato dalla storica dell'arte Buscaroli, tratteggerò il profilo del protagonista della serata, offrendo un'autentica composizione artistica».
Che destino avrà questo spettacolo?
«Si tratta di un esperimento, di un dialogo lampeggiante con la platea che consente di dare voce all'arte, una voce sonora melodiosa, ben distante dai toni monotoni e asettici della critica dell'arte».
Lei è solito farsi ispirare dall'arte per le sue poesie?
«Diciamo di sì. Tra le mie composizioni, ad esempio, ve n’è una intitolata “Pietà di Michelangelo, vagone”. Durante un viaggio in treno, ho cercato di unire le suggestioni che ho ricevuto dall’opera del Buonarroti, parlando poi della realtà che ho incontrato nel vagone. Amo particolarmente creare questi cocktail artistici capaci di rendere poetico e incantevole anche un banale aspetto della nostra vita».