Il Prosecco di Aneri diventa «bio»

I l biologico nel vino si fa sempre più strada, sorpassando confini ideologici e anche quel po' di diffidenza che si trascinava fino a qualche anno fa. Ora invece i produttori scelgono convintamente questa strada anche in quei territori che hanno il vento il poppa e tutto sommato potrebbero anche permettersi di trascurare ogni innovazione, come l'area del Prosecco. Ma non è certamente una scelta mercantile quella di Giancarlo Aneri, patròn dell'omonima casa vinicola, di proporre un Prosecco biologico prodotto nelle colline di Asolo. Un vino su cui l'azienda punta forte se è vero che entro il 2020 la produzione si assesterà sulle 50mila bottiglie all'anno. Una goccia nel mare di Prosecco che invade il mondo ma una cifra tutt'altro che trascurabile per un prodotto che altrove si definerebbe di nicchia. Ma Aneri è convintissimo che soprattutto nei mercati internazionali, nei quali il Prosecco traina l'export del vino italiano sempre più importante, un prodotto del genere possa avere un grande successo.

La gamma di Prosecchi Aneri è già piuttosto ricca. Conta di altre tre etichette dedicata ciascuna a una delle nipoti di Aneri. La cuvée numero 1, dedicata a Lucrezia, arriva da Susegana, vicino a Conegliano; la cuvée numero 3, la Giorgia, arriva sempre da Conegliano; la numero 5, la Ludovica, arriva da Valdobbiadene. Tutte e tre sono docg e milliesimati. Così come millesimato è il Brut docg che riassume la filosofia produttiva aziendale. Ci sono poi un Brut doc, un millesimato Extra Dry e ora il bio.

I vini di Aneri hanno avuto il privilegio di essere serviti sulle tavole dei grandi del mondo: tra essi numerosi presidenti americani, come Donald Trump e Barack Obama, il leader russo Vladimir Punti e tanti altri. Anche questo è qualcosa di cui il vino italiano deve essere orgoglioso.