Prosegue la faida Pd-Idv Alla Consulta salta ancora l'elezione di Mattarella

Nuova fumata nera per l'elezione del giudice mancante alla Corte costituzionale. Il posto è vacante dal 29 aprile scorso. Il nome dell'ex democristiano Sergio Mattarella (Pd) è stato individuato dopo un accordo tra maggioranza e opposizione. Ma l'Idv si è messo di traverso<br />

Roma - Terza fumata nera dell’aula di Montecitorio per l’elezione del posto vacante di giudice della Corte Costituzionale. L’ex democristiano Sergio Mattarella, candidato espressione del Pd, ancora una volta non ha raggiunto il quorum richiesto per l’elezione, che è di 634 voti. Sarà necessaria, una nuova votazione da parte del parlamento riunito in seduta comune.

Il posto è vacante dal 29 aprile scorso, quando il giudice Ugo De Siervo ha esaurito il proprio mandato. La votazione è segreta e avviene per schede: ciascun deputato esprime il proprio voto in un modulo che viene riempito in uno dei quattro catafalchi allestiti davanti al banco della presidenza. Poi si procede allo scrutinio.

Sulla mancata elezione pesa la decisione dell’Idv. Alla quarta votazione il quorum, ora dei due terzi, scenderà a tre quinti. 

Ma perché, nonostante i pressanti appelli di Napolitano e l'accordo raggiunto tra i partiti non si riesce a completare il plenum nella Consulta? Prima di tutto occorre fare un passo indietro: Mattarella (esponente del Pd di area cattolica), era stato individuato dopo una lunga trattativa tra maggioranza e opposizione, insieme al nome di Ettore Albertoni (Lega) per il Csm. Quest'ultimo è stato eletto, con 609 su 781 votanti. Va a riempire la casella di membro laico del Csm lasciata libera dal suo collega di partito Matteo Brigandì. Ma sulla Consulta permane lo stallo. A far saltare la sua elezione è il veto dell'Italia dei valori.

"I ruoli di garanzia di rango costituzionale sono strumenti essenziali per il funzionamento di una sana democrazia e non possono ridursi a semplici posti da occupare", hanno spiegato il leader Di Pietro e i capigruppo alla Camera ed al Senato, Massimo Donadi e Felice Belisario. Fino a che punto proseguirà questo braccio di ferro che, oltre a lasciare incompleta la Corte costituzionale, va contro le pressanti esortazioni del Capo dello Stato?