Proselitismo e fondi neri: nelle Marche la nuova frontiera

Rapporto riservato del Sisde: cresce la forza di organizzazioni "umanitarie" legate però all'estremismo

Riceviamo e pubblichiamo:

“Rispetto alle notizie pubblicate nell’articolo sottostante, Islamic Relief Italia smentisce e rettifica quanto riportato informando i lettori che i suoi vertici hanno sempre operato correttamente, rispettando le Istituzioni ed il Governo italiano e senza aver mai subito alcun arresto. Si precisa, inoltre, che l’associazione Islamic Relief, come anche la partner italiana, non hanno mai avuto alcun legame e non hanno mai intrattenuto rapporti con l’organizzazione saudita International Islamic Relief Organisation.

L’associazione Islamic Relief Italia, partner di Islamic Relief Worldwide fondata a Birmingham nel 1984, è un’organizzazione umanitaria indipendente, apolitica, particolarmente impegnata nei progetti a tutela dei bambini di Paesi bisognosi con adozioni a distanza e progetti di sviluppo in oltre 30 paesi nel mondo. Islamic Relief è membro consultivo del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, è firmataria del Codice di Condotta della Croce Rossa Internazionale e della Mezzaluna Rossa, nonché dell’organizzazione non governativa Disaster Emergency Commitee (DEC). E’ membro, inoltre, del British Overseas NGOs Development (BOND) e parte di numerose coalizioni e campagne internazionali, fra cui “make poverty history" (di cui fanno parte le maggiori ONG e associazioni umanitarie internazionali) e da anni porta avanti una campagna per combattere la povertà estrema.

I programmi di Islamic Relief sono esclusivamente umanitari. Attraverso i suoi uffici in Africa, Asia, Europa e America, Islamic Relief è impegnata nella lotta alla povertà tramite progetti di sviluppo, adozione a distanza e risposta alle emergenze”.

L’infiltrazione islamica accelera in Italia e rischia di coprire attività criminali. È quanto emerge dall’ultimorapporto dei servizi segreti del Sisde. Secondo il documento «riservato », ottenuto dal Giornale, la componente sunnita sta rapidamente ampliando la sua rete nell’area centrosettentrionale: Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Friuli e soprattutto Marche. In particolare «la moschea di Fermo si sta accreditando come realtà di riferimento per i seguaci» del movimento moderato Al-Adl wal-Ihsan (Giustizia e carità). Questo, insieme all’Unione dei musulmani in Italia, sta cercando di acquisire nuove sedi e affiliati con un’attività di proselitismo diretta principalmente dalle frange marocchine. Nonostante l’attegiamento pacifico e la disponibilità al dialogo dimostrati dalle comunità musulmane locali, nell’area marchigiana si sospettano attività illecite per il reperimento di fondi a favore del movimento pakistano Tablgh Eddawa Ilallah, radicato nella moschea di Porto Recanati. Almeno un’altra organizzazione potrebbe essere impegnata nella raccolta di fondi «sporchi»: l’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese. Particolarmente attiva dall’inizio dell’anno nel raccoglimento di donazioni per opere di beneficenza, «è sospettata di utilizzare i progetti umanitari come copertura per il finanziamento di organizzazioni collegate all’estremismo islamico o che operano a sostegno di organizzazioni terroristiche». Le conclusioni del Sisde confermano le tendenze alla radicalizzazione jihadista e alla complicità logistico-finanziaria da parte della criminalità comune, già rilevate nel Rapporto sulla sicurezza 2006 del Viminale. L’altro grande ente umanitario operante in Italia è l’Islamic relief Italia, filiazione della saudita International islamic relief organisation. Quest’ultima ha una struttura capillare con uffici in tutto il mondo, tra cui Albania, Pakistan, Palestina, Bosnia, Kossovo, Cecenia, Iraq e Afghanistan. L’organizzazione mantiene un basso profilo da quando, nel ’98, i suoi vertici furono arrestati per traffico di documenti falsi. Tuttavia durante un ciclo di incontri primaverili a Milano, Bologna e Sassuolo, l’organizzazione, oltre ad aver raccolto offerte per 60mila euro, ha criticato il governo italiano che «non consentirebbe il libero esercizio di legittime attività di carattere islamico». La strategia di ramificazione è proseguita a giugno con una serie di conferenze nel milanese e nel bresciano. Da segnalare infine il pericolo di estremizzazione dei Giovani musulmani d’Italia. Il secondo meeting nazionale, tenutosi lo scorso aprile a Lignano Sabbiadoro (Udine), ha visto la partecipazione di 300 ragazzi e ragazze fra i sedici e i trent’anni, molti nati in Italia e assolutamente praticanti. A margine dell’incontro i vertici avrebbero deciso di ridurre la visibilità dell’associazione. «L’esigenza di una minore esposizione esterna appare il riflesso dei recenti avvicendamenti nella leadership dell’organizzazione che hanno sancito il rafforzamento della componente siriana - scrive il Sisde - Il rischio è un’involuzione culturale e una conseguente chiusura nei confronti della comunità nazionale».