«Prossima fermata i 100 olimpici»

«Sono personaggio, non cerco i soldi. Ma aspetto un regalo dallo sponsor»

nostro inviato

a Budapest

Caro Magnini, non si ferma più. Tre ori e un argento.
«E oggi vorrei la quinta medaglia nella 4x 100 mista. Sarebbe un gran ricordo di questo europeo. Ci vorrà un mezzo miracolo. Per quelli non siamo ancora ben attrezzati, ma ci proviamo. E poi, quando vince questa Italia, piace a tutti. Non sentite quanti applausi? Tutti pazzi per l’Italia».
Anche per Magnini. Come ha festeggiato corona e oro dei 100?
«Macché, non c’è stato tempo. Dovevo preparare la staffetta 4x200. Ho detto ai miei amici: festeggiate voi. Per ora. A Pesaro ci sarò anch’io».
È sempre tifoso dell’Inter?
«Sempre».
Quest’anno va di lusso a tutti voi nerazzurri...
«Guardi, qui sulla mia maglia lo scudetto ci starebbe bene. Se me ne vogliono regalare uno... ».
Scudetto, corona. A proposito: quella corona veniva proprio da casa sua?
«Certo, gli amici me l’hanno data dopo il mondiale di Montreal. Hanno coinvolto mia sorella e sono andati a casa a prenderla. Mia madre, che era qui, sapeva tutto».
Riflessioni del giorno dopo?
«Sono contento perché sono riuscito a raggiungere l’obiettivo. Contava vincere, non altro».
Ora punterà solo sui 100?
«No, tutt’altro. Da piccolo ero abituato a fare diverse gare della velocità, compresi i 50 metri stile libero. Da grande ho selezionato, ma vorrei tornare a correre i 50. Gli stranieri si provano in tante gare, perché noi no?».
Obiettivo Olimpiade?
«Non ci neghiamo niente, ma è vero che il mondiale l’ho già vinto. Posso anche sbagliare. Rifarò i 200 sl. Ai Giochi, invece, mi concentrerò sull’idea principale: vincere i 100 metri».
Tre modi per definire le qualità migliori del sudafricano Schoeman, dell’olandese Van Den Hoogenband e dell’italiano Magnini: tre da podio olimpico...
«Schoeman ha una gran partenza e velocità di base. VDH ha la leggerezza. Io le gambe e il ritorno nella seconda vasca».
La miglior qualità di Magnini in questo europeo?
«Ho vinto con la testa. Più o meno eravamo tutti sullo stesso livello fisico. Ma io volevo molto questa vittoria».
Si è tolto un peso dallo stomaco?
«Se non vincevo diventava un dramma, una tragedia. Metti che arrivavo quarto: immagino già i titoli. Stile: giorno del giudizio. Sono contento di aver vinto anche per questo».
Non regge la critica?
«So che il gioco è questo. Quando vinci sei bravissimo, se perdi sei brutto e fesso. Quando mi sento in straforma non ci sono problemi. Stavolta non era così. Per assurdo, ci possono essere volte in cui uno decide che è meglio andar male. In quel caso avrei tutti contro, ma non sarei preoccupato, sapendo perché l’ho fatto. Bisogna credere nei propri obbiettivi, sennò gareggi per gli altri, non per te».
Il ct Castagnetti dice che Magnini sbaglia di rado l’appuntamento che conta. Dov’è il segreto?
«In allenamento vado forte come tanti, ma in gara riesco a dare il meglio più degli altri. È la qualità che distingue il campione. La personalità, la voglia di confrontarsi ti danno la spinta in più. È una qualità che ho sempre avuto. In qualunque sport voglio vincere, quando giochiamo a pallavolo con i miei amici mi arrabbio se qualcuno molla e vede la partita persa prima dell’ultimo punto».
Si diverte in tanti sport?
«Sono eclettico, me la cavo sempre bene: pallavolo calcetto, ping pong. Ora farò qualche partita di beach volley».
Visto che tifa Valentino Rossi e ama la velocità, perché non prova la moto ?
«Lo farei solo se mi mettessero due rotelle dietro. Ci salirei, ma stando dietro a un pilota. Per andare solo mi servono lezioni. Meglio in auto: sono bravo a guidare veloce».
Qui a Budapest c’è il gran premio di Formula 1: per chi tiferà?
«Ferrari, naturalmente».
Invidia i campioni che guadagnano montagne di quattrini?
«Molti si stupiscono e pensano: un campione così dovrebbe girare in Ferrari. Ma a me basta essere diventato personaggio. Conta quello che sto facendo, più che i soldi. Però aspetto un premio speciale dal mio sponsor. Con il sorriso sulle labbra».