Prossimo contagio a Lisbona. La Merkel: "E' in gioco l'euro"

La febbre da debito contagia mezz’Europa. Dall’Irlanda si estende alla
penisola iberica, e colpisce i mercati: precipitano le Borse e l’euro,
si diffondono i timori di un attacco speculativo in grande scala

La febbre da debito contagia mezz’Europa. Dall’Irlanda si estende alla penisola iberica, e colpisce i mercati: precipitano le Borse e l’euro, si diffondono i timori di un attacco speculativo in grande scala. E preoccupano le ricadute: il numero due del Fmi, John Lipsky, afferma che le tensioni sul debito europeo «potrebbero avere ripercussioni sull’economia reale», mettendo a rischio la ripresa globale.
Mentre a Dublino si discute il salvataggio da 85 miliardi di euro, gli operatori puntano le prossime vittime: il Portogallo per primo, poi la Spagna, e chissà dove questo wargame andrà a finire. «L’euro è in una situazione eccezionalmente seria», dice una preoccupata Angela Merkel. E il ministro delle Finanze Wolfgang Schauble, aggiunge: «É in gioco la moneta unica. Gli aiuti per l’Irlanda sono uno strumento di difesa dell’euro».
Le parole della Merkel affossano il cambio sotto gli 1,34 dollari. E il termometro più sensibile della febbre, lo spread fra i bond dei Paesi periferici e il bund tedesco, segna 613 punti per l’Irlanda, 448 punti per il Portogallo, e un record di 237 punti per la Spagna. Madrid ha collocato ieri 3,26 miliardi di titoli pubblici, a tassi raddoppiati rispetto al mese scorso. «Si sentono gli effetti dell’Irlanda - ammette il governatore della banca centrale, Miguel Angel Ordonez - ma il sistema bancario spagnolo è sano». Sono proprio i ribassi dei titoli bancari ad affossare le Borse europee, che chiudono una giornata nera con gravi perdite: Milano -2,07%, Londra -1,75%, Parigi -2,47%, Francoforte -1,72%, Dublino -2,86%. Crolla Madrid con una perdita superiore al 3%, e resiste Atene. L’Europa brucia oltre 80 miliardi di capitalizzazione. «Una parte del capitalismo si è rivolta agli hedge fund - commenta Giulio Tremonti - assumendo una dimensione shortista, take away».
La consapevolezza dei rischi spinge l’opposizione portoghese ad astenersi nel voto alla finanziaria anti-deficit del primo ministro Socrates. Proprio oggi il Paese si ferma per lo sciopero generale contro i tagli al welfare, agli stipendi pubblici, alle pensioni. Le misure d’austerità fermeranno l’assalto? I mercati non la pensano così, anzi danno per scontato un salvataggio europeo per Lisbona entro uno-due mesi. Inutilmente, il presidente dell’Ue Van Rompuy e il commissario Rehn parlano di un Portogallo «sano».
La domanda dalle cento pistole è: la crisi si fermerà a Lisbona o il contagio colpirà Madrid? Perchè la dimensione dell’economia spegnola è altra cosa rispetto alla Grecia, all’Irlanda, al Portogallo: il Pil è il doppio di quelli dei tre Paesi messi insieme. Il salvataggio spagnolo prosciugherebbe fino all’ultimo centesimo il fondo di stabilizzazione da 750 miliardi di euro, messo insieme in giugno durante la crisi greca. Più che un’ipotesi, un incubo.