«La prostituta lasciata seminuda per terra? S’è fatta male da sola»

Ricordate, quest’estate, la «foto della vergogna» pubblicata da Repubblica con una prostituta nigeriana picchiata dai vigili urbani di Parma e abbandonata, priva di sensi, in una cella? Ha fatto il giro del mondo, e qui da noi ha sollevato polemiche politiche e violente accuse di razzismo. Bene. Oggi si scopre che le cose, molto probabilmente, andarono in modo diverso. A rivelarlo è una testimone oculare, una «collega» della ragazza di colore, finita pure lei nella retata anti-prostituzione dei vigili urbani dell’8 agosto scorso. Ecco il suo verbale d’interrogatorio del 21 agosto: «Sono in Italia da diversi anni, ho regolare permesso di soggiorno, sono solita esercitare la prostituzione in via La Spezia (...). La sera dell’8 agosto sono stata fermata da un’autovettura della Municipale (...). Mentre mi trovavo nei loro uffici ho sentito arrivare alcuni vigili con una donna di colore seminuda che strillava a più non posso, tirava calci contro il personale nel tentativo di liberarsi. Mi sono spaventata perché temevo che la donna, se fosse riuscita a liberarsi, potesse prendersela con noi ragazze bianche poiché credono che noi siamo privilegiate e che non ci mandano via, e non è vero. Io comunque mi sono messa dietro un agente fino a quando non è stata chiusa nella camera di sicurezza. Prima che fosse rinchiusa, quella donna oltre a prendersela con gli agenti, sbatteva le testa contro il muro e si picchiava da sola forse per accusare i vigili di averla picchiata. Ma per quanto ho potuto constatare, nessuno l’ha toccata con un dito. Anzi erano loro che avevano la divisa scomposta per il comportamento della donna che alternava la violenza al finto svenimento (...). Ribadisco di non aver subito alcun maltrattamento, e nemmeno le altre ragazze controllate insieme a me. La donna di colore (...) è stata molto violenta con gli agenti, nonostante questo sono stati molto pazienti e determinati affinché non combinasse altri guai. Aveva cercato di autolesionarsi dando testate contro il muro e percuotendosi il viso. I vigili l’avevano bloccata e rinchiusa in camera di sicurezza dove lei continuava a strillare». La superteste poi riferisce delle insistenze di un giornalista che le avrebbe chiesto di testimoniare il falso per un articolo.