Prostituta muore in casa: caccia al cliente

Stesa a terra in bagno, a pancia in giù, vestita, con una leggera ecchimosi sullo zigomo, compatibile con una caduta. Nessun segno di violenza. Un banale caso di morte naturale dunque, non fosse per la professione della vittima, prostituta, la porta d’ingresso aperta, la mancanza di quattrini e qualsiasi monile. Compreso un orologio che la figlia della donna è certa la mamma indossasse quando è uscita. Impossibile azzardare una causa del decesso, ma l’ipotesi più probabile è che la donna abbia avuto un malore mentre c’era un cliente e questo, anziché chiamare i soccorsi, l’abbia derubata.
Maria P., 55 anni, viveva ad Arcore con i due figli e l’attuale convivente, ma «esercitava» in città, adescava i clienti in auto e poi li portava in via Sanzio 10, in un sobrio edificio di tre piani di fine Ottocento. Anche martedì è andata «al lavoro», salvo poi sparire. La figlia la cerca inutilmente per un paio d’ore poi, verso le 18, chiama il precedente convivente della mamma. L’uomo, 56 anni, si precipita in via Sanzio, suona al citofono, senza ottenere riposta, entra attraverso un negozio a fianco, sale al 1° piano dove trova la porta accostata. Chiama la donna, gira per le stanze finché la trova senza vita in bagno e allerta subito il 118. Arriva il medico che tenta di rianimarla, poi avverte la polizia.
Sul posto, al loro arrivo gli agenti trovano i due figli, l’ex marito, l’ex convivente e quello attuale. L’auto della prostituta viene quasi subito rintracciata poco distante, regolarmente parcheggiata in via Monte Cervino. Gli agenti poi verificano come la donna fosse vestita ma priva di monili, soprattutto dell’orologio che la figlia è certa la madre indossasse quando è uscita. Nel portafoglio documenti e carte di credito ma nemmeno uno spicciolo. Strano perché la donna ha ricevuto almeno due clienti, come testimoniano i due profilatici usati. Clienti che potrebbero anche aver lasciato i mozziconi di sigarette trovati nel portacenere. La donna comunque non presentava lividi sul collo, conseguenza di uno strangolamento, o attorno agli occhi, tipiche del soffocamento, ne tanto meno ferite da corpo contundente, da arma da taglio o da fuoco. Solo l’ecchimosi sullo zigomo, più che compatibile con la caduta dopo un malore, anche se la figlia spiega come la madre non soffrisse di particolari patologie.
Un malore dunque, che potrebbe essere avvenuto quando in casa c’era un ultimo cliente. Che, quando ha visto la donna in difficoltà, ha preso soldi e oggetti di valore per poi fuggire. Talmente in fretta da non chiudere nemmeno la porta. La risposta definitiva verrà comunque data dall’autopsia, che verrà presto disposta dal magistrato, e dagli altri accertamenti di polizia avviati dagli investigatori del commissariato Sempione.