Prostituta romena in fuga fa arrestare gli sfruttatori

Era andato due volte in Romania con un’automobile di lusso per convincere i genitori di due giovani connazionali ad affidargli le figlie: a Roma le ragazze avrebbero trovato un buon lavoro, in una grande pizzeria, e loro avrebbero ricevuto ogni mese un congruo assegno. Il solito sogno di una vita migliore lontano da casa, infranto a migliaia di chilometri di distanza contro una realtà assai diversa, fatta di violenza e prostituzione. Un incubo durato qualche mese, finito ieri notte con l’arresto di tre sfruttatori, due uomini e una donna, tutti romeni. I carabinieri del nucleo operativo di Monterotondo hanno ammanettato nel campo nomadi di Tor di Quinto, dove abitavano in una baracca, D.N., 47 anni, suo figlio D.S., di 21, e la compagna di quest’ultimo, B.R., di 21.
La più giovane delle due ragazze, appena diciottenne, aveva recentemente raggiunto la sorella, già a Roma da qualche mese. E subito anche lei era stata costretta a prostituirsi. Del lavoro promesso neanche l’ombra, per loro soltanto la strada. Venivano accompagnate sulla via Tiburtina, dove riuscivano a guadagnare fino a mille euro al giorno. Denaro che i protettori sottraevano loro a fine giornata con la scusa di inviarlo ai genitori in Romania. Una vita insopportabile. Tre settimane fa la maggiore delle due sorelle ha detto basta e con l’aiuto di un cliente, romeno anche lui, è riuscita a scappare e a nascondersi. Anche la sorella ha tentato la fuga, ma ha avuto minor fortuna: i tre aguzzini l’hanno scoperta subito, caricata a forza su una macchina e segregata nella loro baracca nel campo nomadi.
È lì che l’hanno trovata la scorsa notte i carabinieri messi in allarme dalla denuncia di scomparsa presentata dalla sorella maggiore. La giovane è stata liberata e i tre romeni rinchiusi a Rebibbia e a Regina Coeli.
E sempre affari che girano intorno alla prostituzione ci sono dietro l’arresto, effettuato ieri notte durante un blitz dei carabinieri della stazione di Tor Tre Teste, di tre romeni che lo scorso 31 agosto aggredirono due albanesi in via Palmiro Togliatti colpendoli con un’arma da taglio. All’origine del pestaggio, infatti, ci sarebbero dissapori legati alla spartizione della zona dove far prostituire le straniere sotto la loro protezione. Le due vittime, di 30 e 20 anni, giunsero in gravi condizioni in ospedale denunciando di essere stati aggrediti da sconosciuti mentre passeggiavano lungo la via Togliatti. In manette con l’accusa di tentato omicidio plurimo sono finiti tre pregiudicati di 20 anni, 19 anni e 17 anni. Durante una perquisizione in un alloggio dove avevano trovato momentaneamente rifugio, i militari gli hanno sequestrato un coltello a serramanico e un pugnale, forse le stesse armi usate per aggredire gli albanesi.
È sempre di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione l’accusa contestata ad un italiano di 58 anni, con precedenti penali, arrestato ieri dai carabinieri della compagnia di Monterotondo. Ogni giorno l’uomo prelevava alla stazione ferroviaria di Pianabella una ragazza romena di 22 anni e l’accompagnava sulla Salaria per farla prostituire. La sera, intorno alle 18, l’uomo la recuperava in strada al termine della giornata di lavoro e la riportava al treno. Quando i militari hanno bloccato l’auto con a bordo i due, la giovane ha confessato che l’uomo, in cambio di parte del suo guadagno e di prestazioni sessuali gratuite, le aveva assicurato la protezione su quel tratto della Salaria.c