La prostituta? Si paga col buono pasto

C’è crisi anche sulle strade del sesso. E così le straniere accettano pure i ticket

da Genova

Passi per il boom di immigrati. Passi anche per il sacrosanto diritto all’integrazione. Ma che ci siano poi così tante «segretarie» comunali nigeriane, tante «vigilesse» di colore, e persino tante «funzionarie» che in libera uscita girano in stivaloni di latex e calze a rete, sembra davvero paradossale. Il dubbio ha assalito diversi commercianti genovesi, soprattutto quelli del ponente cittadino e della zona dell’angiporto, soprattutto quelli che accettano i ticket i buoni pasto, in pagamento. Il fenomeno in effetti sta diventando curioso. Sempre più spesso nelle zone di Sampierdarena e di Cornigliano, come nel centro storico genovese, i negozianti si vedono offrire dalle lucciole straniere buoni pasto per l’acquisto della merce.
Per capirsi, è un po’ come se De André avesse cantato la «graziosa» di via del Campo pronta a barattarsi per un piatto di farinata.
I buoni sono quelli distribuiti con lo stipendio da diverse aziende genovesi e persino dal Comune. E che siano diventati ormai di fatto come denaro contante lo dimostra il fatto che persino le prostitute ormai li accettano come pagamento di prestazioni che con i pasto hanno ben poco a che vedere. Magari, visto che non hanno proprio l’ologramma antifalsificazione e la bandierina europea in bella vista, prima di accettarli al posto dei biglietti da dieci euro, storcono un po’ il naso. Ma lo fanno solo perché hanno imparato l’arte del commercio. Tirano sul prezzo, fanno capire che essere pagati in buoni pasto in fondo è un favore che fanno al cliente, e che non tutti i negozi li accetteranno senza fare storie. Così riescono a ottenere una sorta di mancia. O una «cresta» sul prezzo, tanto per capirci.
Se la prestazione vale trenta euro, in buoni pasto si fanno pagare trentacinque, o quaranta. I clienti intanto, sembrano essere abbastanza d’accordo. Meglio far credere alle mogli di mangiar tanto piuttosto che svuotare il conto corrente.
Il successo dell’iniziativa sembra poi confermato dal fatto che si estende sempre più. «Prima era un fatto sporadico - conferma un commerciante genovese del centro storico -. Qualche volta veniva una ragazza di colore e pagava con qualche ticket. Poi evidentemente si è sparsa la voce e sempre più spesso riceviamo buoni pasto in pagamento». Il tam tam dei vicoli però aggiunge un’altra voce. Quella secondo la quale, durante le feste, le commercianti del sesso hanno sospeso l’operazione buoni pasto. Il lavoro è aumentato, e loro hanno potuto imporre le loro condizioni, tra le quali quella di essere pagate in contanti. Passato Capodanno però, anche grazie all’aria di crisi, c’è da aspettarsi il ritorno del ticket a luci rosse. Sempre meglio che quelli aumentati negli ospedali, fanno spallucce i clienti.