Prostitute rapite e picchiate In manette aguzzino romeno

Franco Sala

È un mondo di giovanissime infelici, sfruttate, arrivate in Italia in cerca di un lavoro e finite a soddisfare le frustrazioni degli amanti del sesso a pagamento, in balia di «protettori» violenti e privi di scrupoli. Parliamo dello squallido panorama in cui militano le ragazze dell’Est Europa protagoniste di due differenti indagini: la prima portata a termine dai carabinieri, a Varedo, l’altra milanese, condotta dagli investigatori del commissariato Bonola tra il capoluogo lombardo e San Donato.
Mercoledì, poco prima della mezzanotte, sette uomini, tutti albanesi, con due auto arrivano a Varedo, vicino a un centro commerciale. Scendono, armati di pistole, coltelli e mazze da baseball: agiscono a viso scoperto, sono dei veri criminali. Si avvicinano a due ragazze moldave, una ha 19 anni, l’altra appena 17: aspettano clienti. Dopo averle minacciate le costringono a infilarsi nel bagaglio delle macchine e partono: il percorso dura un’ora. Dove finiscono ancora non si sa. Si sa solo che, dopo l’arrivo di un altro complice, per le giovani iniziano le botte, le brutalità, le sevizie e le minacce. Non basta: gli albanesi le violentano ripetutamente. Probabilmente vogliono colpirne qualcuna perché chi deve sapere capisca e capisca in fretta.
Dopo essere rimaste in ostaggio dei loro aguzzini per più di due giorni (esattamente 52 ore) ieri mattina alle quattro le moldave vengono liberate sulla superstrada Milano-Como, all’altezza dello svincolo che porta a Meda. Non prima di essere rapinate dei loro passaporti.
Le vittime, sconvolte con pochi sgualciti abiti addosso, trovano la forza di camminare fino alla caserma dei carabinieri e denunciano l’accaduto. I militari ascoltano il racconto delle ragazze, poi le fanno trasportare alla clinica Mangiagalli. Cominciano le indagini, che però si annunciano complesse: i criminali, stando agli investigatori, farebbero parte di una vasta organizzazione che da Milano punta a gestire il mondo della prostituzione anche in tutti i centri dell’hinterland.
Ci sarebbe una vasta organizzazione in Romania, invece, dietro la storia portata alla luce dalla squadra investigativa del commissariato Bonola che, all’alba di venerdì, ha arrestato Daniel Blay, camionista quarantenne romeno, dipendente (nonostante sia irregolare) di una ditta italiana di autotrasporti. L’uomo, in un appartamentino di San Donato dove vive con la madre (ora indagata) ha violentato per 3 notti, costringendola poi a prostituirsi, una connazionale di 29 anni.
La giovane donna, pure lei irregolare, era giunta in Italia da una decina di tramite un conoscente in patria che le aveva procurato il contatto a Milano, cioè Blay. E invece di trovare un onesto lavoro, come le era stato promesso, è stata violentata e spedita in strada. È lì, in viale del Ghisallo, che la polizia l’ha fermata giovedì sera mentre aspettava clienti. Dopo l’iniziale diffidenza la donna ha deciso di raccontare tutta la sua vicenda.