"Prostituzione, niente referendum ma una legge"

Prosegue il dibattito sulla regolamentazione della prostituzione. Parla il senatore Vizzini, coautore dell’emendamento che classifica le lucciole come persone pericolose: "Ho firmato quella norma, ma violerebbe la Costituzione. Bisogna valutare le posizioni di clienti e sfruttatori"

Roma - Senatore Carlo Vizzini, lei presiede la commissione Affari Costituzionali del Senato: è arrivato il momento per un dibattito parlamentare serio sulla prostituzione?
«Sì, ma tutto si può pensare tranne che questo problema sia risolto nell’emendamento a un decreto legge. Credo che avremmo problemi anche con le istituzioni se lo facessimo».

Ma lei è il cofirmatario con il presidente della commissione Giustizia Berselli dell’emendamento che identifica le prostitute come soggetti «pericolosi» e propone il foglio di via per le lucciole.
«Berselli mi ha sottoposto il testo e io l’ho firmato. Questo emendamento ha aperto il dibattito, ma mi incontrerò con Maroni martedì e anche con il ministro della Giustizia Alfano per parlare seriamente della questione. Credo sia necessario un provvedimento solo per questa materia. Non è pensabile che sia un emendamento a risolverlo: sarebbe un calcio allo stomaco per la Costituzione».

Ci vuole una legge sulla prostituzione?
«Voglio vedere se vogliamo affrontare finalmente questo problema. Sono in parlamento da un bel po’ di anni, e di prostituzione ho sentito parlare dalle 10 alle 20 volte, ma ogni volta tutte le voci contrapposte hanno prodotto l’effetto che ognuno diceva la sua e niente è mai cambiato».

Non vuole quindi parlare del suo emendamento?
«Prima di tutto voglio studiare bene tutte le carte, i numerosi emendamenti presentati, voglio incontrare Maroni e Alfano».

Porrete le basi per un ddl sulla prostituzione?
«Il dibattito ha fatto emergere un problema complessivo, che riguarda non solo le prostitute, ma anche i protettori, i clienti consapevoli che hanno a che fare con soggetti governati oltre che da protettori, anche da trafficanti».

Pensate anche a un inasprimento delle pene per i «trafficanti», come ha proposto il ministro degli Esteri Frattini parlando di ergastolo?
«In questa complessità è giusto affrontare la prostituzione nella sua gravità. Per questo nessuno può pensare che avvenga in un decreto legge».

L’opposizione può stare tranquilla?
«I criteri di necessità e urgenza del decreto legge sulla sicurezza sono stati riconosciuti da tutti i gruppi tranne che dall’Italia dei valori. Se lo imbottiamo di altri provvedimenti credo che facciamo una cosa contro la Costituzione e che snatura e appesantisce il decreto, che sta procedendo speditamente in commissione».

Quale sarà lo spirito della legge?
«Mi auguro che il dibattito in commissione prenda atto che c’è un problema complessivo e si trovi il tempo e il modo di affrontarlo, ascoltando le singole posizioni di chi dice arrestiamoli tutti, facciamo le zone a luci rosse o le colline dell’amore. È da 2mila anni, dai tempi dei romani, che nessuno è riuscito a mettere la parole fine alla prostituzione, ma almeno mettiamo una disciplina».

Crede nella possibilità di un referendum sulla prostituzione, che metta in discussione la legge Merlin?
«Il referendum è sempre figlio di un parlamento che legifera male o che non riesce a legiferare. Il referendum da noi è abrogativo e introduce legge monche. Spero invece che il parlamento abbia la possibilità di legiferare su questo problema».