Protesi d’anca personalizzate

La chirurgia protesica dell'anca e del ginocchio ha registrato sensibili progressi in questi ultimi anni. Sono cambiati i disegni, i materiali, le stesse metodiche del trattamento che hanno portato a risultati altamente positivi rispetto al passato. Tuttavia vi sono ancora margini di miglioramento. Ne parliamo con il dottor Tonino Mascitti, dal Duemila primario della struttura complessa di ortopedia-traumatologia dell'ospedale Bolognini di Seriate, Bergamo. Mascitti, nato ad Ortona (Chieti) nel 1946, si è laureato e specializzato a Bologna, tra i suoi maestri il professor Campanacci. Autore di 70 pubblicazioni scientifiche, è presidente dell'Associazione italiana di ortopedia e traumatologia geriatrica (Aitog). Ha eseguito circa 3mila interventi di artroprotesi d'anca e di ginocchio, di cui circa 1500 in chirurgia mininvasiva. «Oggi, la curva di sopravvivenza a dieci anni degli impianti di protesi d’anca raggiunge nelle casistiche internazionali il 90% ed oltre, ma dopo dieci anni - afferma il dottor Mascitti - tende a scendere intorno all'80%. Questa persistenza del tasso di fallimento del 10-20% è prevalentemente dovuto allo scollamento asettico delle componenti dell'impianto. Da tempo i chirurghi ortopedici sono impegnati nella ricerca delle cause. Il mal allineamento delle componenti - precisa Mascitti - è la causa più frequente riconosciuta all'origine della progressiva mobilizzazione asettica delle protesi. Per ovviare a questo limite, da circa un decennio si è ricorso all'uso della Navigazione, di cui si stava già avendo positive esperienze con il ginocchio. L'obiettivo era evitare gli errori di orientamento specie della componente cotiloidea della protesi. Alle prime esperienze sono seguite tuttavia molte perplessità in termini di aumento dei costi, dei tempi chirurgici dell'intervento,dei risultati che, pur migliori, non si mostravano omogenei. Infatti la Navigazione con softwares prestabiliti sui parametri preconizzati da Lewinnek risultava essere condizionata negativamente dal fenomeno del Tilt Pelvico, cioè il prevalente movimento di retroflessione del bacino con conseguente aumento di antiversione del cotile,quando il paziente passa dalla posizione sdraiata a quella seduta. Risultava quindi aperto il rischio di maggiore usura a cui segue nel tempo lo scollamento della protesi. Il chirurgo deve conoscere quindi, prima dell'impianto, qual'è il Tilt Pelvico del paziente da protesizzare e fornire il dato al computer del Navigatore in modo da integrare le informazioni».In tal modo quali sono le consenguenze di queste ulteriori informazioni che si possono ottenere?
«Si realizza così un Planning Dinamico evitando l'errore di un posizionamento cotiloideo al di fuori di una safe zone funzionale. L'impiego della Navigazione aiuta a controllare la manovra dell'impianto, con maggiori certezze per il chirurgo e forse più sicurezza per il paziente. Collocare la protesi anche rispettando i tessuti,con appropriate vie d'accesso è il modo più fisiologico per realizzarlo. L' Artroprotesi viene collocata attraverso un intervallo tra muscoli (via anteriore), questo fa si che la fase della riabilitazione del post-operatorio sia più rapida. Il Planning Dinamico permette quindi di personalizzare l'impianto, ricorrendo anche all'uso di colli modulari che migliorano il rapporto tra le superfici della protesi con scelta di modelli a risparmio di osso.
«Da un decennio realizziamo nel ginocchio artrosico anche l'impianto di artroprotesi monocompartimentali in chirurgia mininvasiva quando il danno degenerativo artrosico nelle fasi iniziali usura maggiormente uno dei compartimenti del ginocchio. Anche tale tipo d'impianto permette un precoce recupero funzionale. Il progresso delle tecnologie e dei materiali - conclude il dottor Mascitti - ha consentito alla chirurgia protesica sostitutiva di realizzarsi con il rispetto delle caratteristiche funzionali articolari del paziente. É una chirurgia più personalizzata».