«La protesta della Cgil? È una fesseria colossale»

Nel suo manifesto idealizza un Nord che non è targato Pdl e neanche Pd. Ma, se per questo, neppure Lega. Però fu il primo a sinistra a parlare di questione del Nord, quando il federalismo era appannaggio della Lega e un tabù per tutti gli altri partiti. Si sa, Massimo Cacciari, filosofo, accademico ed ex sindaco di Venezia non guarda in faccia nessuno. Sono le voci libere però che fanno più tendenza. Ce n’è per tutti, naturalmente.
Onorevole come lo vede questo settembre caldo?
«Lo vedo male, malissimo. Con un Pdl allo stallo e un Pd fallito ormai da tempo c’è poco da ridere. Quanto allo sciopero del 6 settembre a Roma lo trovo una colossale fesseria, un’anomalia tutta italiana. Questo doveva essere il momento delle proposte e non della rottura sindacale. E invece si organizza una sciopero unilaterale. C’è poco da stare allegri».
Cos’è, prevede un flop?
«È inevitabile. In teoria le ragioni per scioperare ci sarebbero anche, d’altronde siamo in democrazia e ognuno è libero di pensarla come crede. Per quanto mi riguarda ce ne sono mille di ragioni per indire lo sciopero. Il problema è un altro, ed è tattico...».
Cioè
«Sullo sciopero generale ci sono due distinte dimensioni. Sul merito, come ho detto, si può anche essere d’accordo. Chi vuol criticare la manovra finanziaria lo fa scendendo in piazza. E va bene. Ma è sull’utilità che ho dei seri dubbi, non servirà a un bel niente».
Insomma la Cgil perde appeal.
«Direi di sì. Quello del 6 settembre è solo una protesta della Cigl, ha il loro marchio e se ci pensiamo è una scemenza. Solo qui in Italia poteva succedere una roba simile; solo in Italia abbiamo un sindacato spaccato che ha il monopolio degli scioperi pesanti».
Proprio un bel lavoro in difesa dei lavoratori.
«Mi chiedo cosa potrà mai ottenere la Cgil da uno sciopero simile? Una volta sul palco sfilava la sfilza dei leader. E l’effetto era dirompente. Ma questo monopolio è un errore tattico, quando i sindacati marciano divisi spezzano l’unità nazionale. E così è tutto inutile».
Ve bene, ci sarà solo la Camusso in piazza, però è sempre la Cgil a dettare le condizioni, a ricattare il governo. Non è potere questo?
«Ma quando mai! Certo, la Cgil è sempre stato il sindacato più forte per numero di iscritti, ma per fortuna non vedo l’egemonia sugli altri. E poi, diciamocelo, è da troppo tempo che non risolve più i problemi dei lavoratori. Vi sembra poco? Che sindacato è?»
Consigli?
«La logica vorrebbe che la Cgil cercasse al più presto il dialogo con la Uil e la Cisl. La logica...».
Insomma, sul futuro del sindacato in Italia c’è poco da stare allegri...
«E pensare che si era vicini a un patto. Una tregua che sarebbe servita come il pane in un momento in cui il Paese vive una tremenda crisi economica e ha le forze politiche al collasso. Ci saremmo aspettati un’unità almeno delle rappresentanze sindacali. E invece la Cgil ha deciso di marciare gioiosamente da sola. Ma qui di gioioso c’è ben poco. Vedrete che flop».
Consigli di buona opposizione da dare al Pd?
«Figuriamoci, il partito è al collasso, sarebbe troppo lunga: qui è tutto da rifare...».