La protesta degli studenti travolge la Francia

Alberto Toscano

da Parigi

Quanti saranno? La manifestazione antigovernativa di oggi a Parigi, organizzata congiuntamente da sindacati e militanti del nuovo movimento studentesco transalpino, si tradurrà in un trionfo per il primo ministro Dominique de Villepin se ci saranno meno di 50mila persone, un “pareggio” se sfileranno in centomila e un disastro se saranno duecentomila. La politica ha la sua aritmetica e questa non fa sconti. «Il problema è che noi abbiamo sottovalutato le dimensioni della protesta, che all’inizio non sembravano enormi», confida al cronista un collaboratore del premier, che è anche un autorevole deputato dell’Union pour un mouvement populaire (Ump), la formazione politica fondata dal presidente della Repubblica Jacques Chirac e dotata della maggioranza assoluta in Parlamento.
Ma in seno a quel partito non tutti la pensano così: i fedelissimi del ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy - ormai in pole position nella corsa alla candidatura del centrodestra in vista delle presidenziali del 2007 - approfittano della crisi per sparare su Villepin e sullo stesso Chirac. Patrick Devedjian, sarkozista di ferro, dice che il premier ha fatto un errore nello sfidare la gioventù. La Francia sta insomma trastullandosi in un gioco di scatole cinesi: c’è la crisi provocata dalla riforma del lavoro giovanile, quella provocata dalle manifestazioni (con lo scontro maggioranza-opposizione) e infine quella all’interno stesso della maggioranza.
Pomo della discordia è appunto la legge che istituisce il Cpe, ossia il “Contrat première embauche”; letteralmente “Contratto per una prima assunzione”. Le manifestazioni anti-Cpe sono cominciate in gennaio, sono continuate in febbraio e sono letteralmente esplose dopo il ritorno degli studenti dalla settimana bianca di febbraio: una vacanza che fa parte integrante del calendario scolastico transalpino. Oggi è il giorno della “battaglia campale”. Sperando si tratti solo di una battaglia politica, anche se la presenza di consistenti gruppi di provocatori fa temere il contrario.
Questa settimana ci sono già state due raffiche di manifestazioni. Martedì e l’altro ieri sera nelle varie sedi universitarie. Stavolta i contestatori si ritrovano a Parigi, dove godranno dell’appoggio delle tre grandi confederazioni sindacali: quella legata a doppio filo al Partito comunista (la Cgt), quella vicina ai socialisti e ai cattolici di sinistra (la Cfdt), e l’autonoma, pur nell’ambito della sinistra, Force Ouvrière. I sindacati sono inviperiti col governo anche per un’altra ragione: la scelta di Villepin di privatizzare il gruppo Gaz de France (Gdf) allo scopo di fonderlo con Suez e di sbarrare la strada alla possibile Opa di Enel. Ai sindacati francesi l’Opa di Enel su Suez importa relativamente poco. Ciò che importa è evitare la privatizzazione di Gdf. Dunque vogliono la caduta del governo Villepin.
Giovedì pomeriggio le strade del Quartiere latino si sono riempite di manifestanti anti-Cpe. Erano decine di migliaia. Il corteo si è svolto pacificamente, ma poi la parola è passata ai provocatori, il cui linguaggio si esprime con sassi, sbarre di ferro e ogni altro possibile corpo contundente. La polizia le ha prese di santa ragione. Il bilancio della serata e della nottata di scontri al Quartiere latino è impressionante: 272 arresti, 110 feriti curati negli ospedali, di cui cento poliziotti e gendarmi. iCi sono state vetrine sfasciate, un’edicola di giornali incendiata, una libreria saccheggiata e parecchi negozi danneggiati. I commercianti protestano. Incidenti anche a Rennes e in altre città.
I sindacati degli agenti di polizia anche. Molti pensano che il ministro dell’Interno Sarkozy, preoccupato soprattutto per la propria campagna elettorale di inizio 2007, abbia voluto evitare a tutti i costi incidenti più gravi. La memoria va a quel dicembre 1986, quando proprio tra queste strade morì un manifestante, circostanza che mise in difficoltà l’allora titolare dell’Interno Charles Pasqua. Oggi la musica potrebbe cambiare perché i poliziotti sono stanchi di prendere sassi in testa dai teppisti, giunti in parte dalle banlieues e vicini per il resto all’estremismo anarcoide o “no global”. Si teme anche l’infiltrazione di gruppi di estrema destra. Un cocktail esplosivo.
Alla vigilia della manifestazione è tornato in campo Chirac. Di fronte alle telecamere (parlava all’Eliseo in occasione della consegna di una decorazione) il capo dello Stato ha lanciato un appello «al senso della responsabilità» e «al dialogo». Ma dialogo su che cosa, se ormai la legge istitutiva del Cpe è stata approvata? Questo Chirac non lo ha detto. Peccato.