Protesta-flop: solo Dario Fo e la Rame urlano contro la Gelmini

L'anno accdemico alla Cattolica. Protesa sotto tono. Dario Fo: "Ragazzi non mollate". L'appello di Tettamanzi. Ornaghi: "Negli atenei troppe ingessature burocratiche"

L’onda anomala si calma e si riduce a meno di cento studenti in piazza. Gli appelli lanciati per radunare gli habitué dei cortei sono finiti nel vuoto. Una tregua, prima del corteo di giovedì 27. Quella contro il ministro Tremonti, durante l’inaugurazione dell’anno accademico dell’università Cattolica, è stata una protesta sotto tono. Nonostante gli incitamenti del nobel Dario Fo che, improvvisandosi teatrante di strada, ha incoraggiato gli studenti a continuare la lotta: «Dopo le ultime proteste il governo ha un po’ scricchiolato - ha detto alla mini platea di giovani anti Gelmini -. Si sa però che userà mezzi pesanti e qui si vedrà la tenuta del movimento». Come a dire: «Non mollate, continuate a protestare». Lo sparuto movimento ha anche improvvisato un corteo fino a piazza Duomo insieme agli studenti del liceo Manzoni, che velocemente si è disperso senza creare intoppi al traffico. Nastri gialli e brioche durante il presidio hanno scandito il no ai tagli. Intanto ieri la facoltà di Scienze politiche, baluardo della mobilitazione, ha deciso di autogestire la storica auletta 26 e comincia con la proiezione di un filmato sul G8 di Genova. Il cardinale Dionigi Tettamanzi ha lanciato un invito a «cercare il bene e non il male». Durante la sua omelia nella basilica di Sant’Ambrogio ha fatto un cenno anche alla riforma della scuola e dell’università: «Costruire un’università migliore ha come scopo quello di dare un futuro alle giovani generazioni di studenti e di ricercatori perché possano rendere migliore la cultura di oggi e la società intera». Secondo il cardinale, compito dell’università è «valorizzare la qualità alta del sapere». Sulla stessa linea il rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi: «L’università - ha spiegato durante il suo intervento in aula magna - non si deve trasformare in un’agenzia erogatrice soltanto di formazione professionale che magari è destinata a rivelarsi obsoleta in pochi anni». Tutt’altro. Per questo è urgente «bloccare e rovesciare quel processo per cui, ormai da troppo tempo, il pluralismo degli atenei è costretto a cedere il passo a un’omologazione forzata, a una crescente ingessatura amministrativo-burocratica». A differenza dei rettori degli atenei statali, Ornaghi non ha aperto l’anno accademico parlando dei tagli ai finanziamenti, che non lo toccano direttamente, ma ha accennato alla «tempesta di grandine e fango che si è abbattuta in questi mesi sul sistema universitario italiano». Nemmeno il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha parlato di tagli ai fondi universitari e non si è soffermato sulla riforma. Il suo discorso ha puntato piuttosto a un’analisi generale della crisi economica. Tremonti ha utilizzato la metafora del videogioco per descrivere la situazione in cui ci troviamo: «È come vivere in un videogame: quando hai battuto un mostro e ti stai rilassando arriva il secondo mostro, più grande». I mostri sono «il collasso del credito, la bancarotta delle istituzioni finanziarie e delle borse».