La protesta del Nord. Ora il problema si chiama Malpensa

Reazioni durissime degli amministratori locali sulla scelta. Per il governatore Formigoni "si tratta di un pessimo segnale". La Moratti: "Ci auguriamo che l'operazione sia dettata da criteri di mercato"

da Milano

«Sostenendo Air France il governo manderebbe in malora il Nord e tutta l’Italia. Se lo facesse sarebbe illogico e inaccettabile». Roberto Formigoni avverte l’esecutivo Prodi, dopo il «pessimo segnale» del cda di Alitalia che sceglie Air France. «Pessimo segnale, ovviamente» sostiene il governatore lombardo ma, «adesso, la parola definitiva spetta al governo che non può scherzare col fuoco». Come dire: «È opportuno che il governo chiarisca sulla base di quali criteri la valutazione sarà compiuta». Criteri, naturalmente, di «massima trasparenza e massima corresponsabilità per prendere una decisione che avrà influssi di rilievo su tutto il Paese».
Il giudizio nettamente negativo riguarda anzitutto il destino dell’hub di Malpensa, penalizzato dalla decisione presa dal cda di Alitalia. «Per il presidente di Air France Jean-Cyril Spinetta, Malpensa si declina in tre collegamenti intercontinentali - Tokyo, Delhi e San Paolo - e per tutte le altre destinazioni, inclusa New York, in un passaggio obbligato dal Charles de Gaulle di Parigi» rivela Formigoni. Che, orologio alla mano, dà i tempi di un futuro volo Malpensa-New York: «Undici ore contro le sette di oggi. Chiaro il costo per le imprese, per chi viaggia nel mondo per lavoro. La mia, la nostra battaglia non è una difesa del campanile ma dell’intero sistema produttivo italiano».
Malpensa però, chiosa Formigoni, non scomparirà: «Vivrà anche senza Alitalia, mentre il governo Prodi ancora una volta dichiara guerra al Nord». E lo garantisce pure l’assessore lombardo alle Infrastrutture Raffaele Cattaneo: «A noi tocca andare avanti e difendere il nostro hub, lo faremo senza remore continuando a percorrere strade alternative che nel frattempo abbiamo iniziato a praticare». E «strade alternative» significa, come Formigoni ha preannunciato a Spinetta, «costruire una nostra compagnia perché altrimenti la Lombardia perderà 15 miliardi di euro» con il piano Air France su Malpensa. Ma «strade alternative» vuol dire pure un piano di infrastrutture che renderà il Nord un bacino ancor più interessante per l’hub di Malpensa. Che, nel 2012, avrà qualcosa come diciotto milioni di abitanti nel giro massimo di due ore dall’aeroporto e sei milioni a una distanza di un’ora.
E per Malpensa si dice preoccupata anche Letizia Moratti: «Attendo con urgenza di confrontarmi riguardo alle linee del progetto industriale che Air France attuerà», commenta il sindaco di Milano, nella «consapevolezza che il salvataggio di Alitalia passa dalla valorizzazione di Malpensa». Anche il Pd lombardo sottoscrive con una nota del consigliere regionale Stefano Tosi: «Occorre che Air France comprenda le potenzialità di Malpensa e quanto sia necessaria la sua difesa per sviluppare traffico nel Nord del Paese». Timori che non coinvolgono Filippo Penati: al presidente della Provincia di Milano interessa che «l’arrivo di Air France risponda soltanto alle logiche di mercato e non protezionistiche».