Protesta pacifica dei tassisti in piazza San Marco

Le auto bianche sono tornate alla carica. Ieri, a partire dalle 7 di mattina, i tassisti fuori turno hanno partecipato a un presidio pacifico in piazza San Marco durato fino a sera. Una forma di protesta nuova, meno dura delle precedenti, che non ha intaccato la continuità del servizio ed è andata a beneficio dell’immagine della categoria, compromessa in questi ultimi mesi da scioperi selvaggi, episodi di violenza e ritiro delle tessere. Diverse le sigle sindacali presenti: Uri, Ata-Casartigiani, Ait, Assartigiani, Ugl, Confartigianato, Ciisa, Radiotaxi Tirreno e Radiotaxi 3570. «Una cosa è certa - ha dichiarato il presidente del 3570 Loreno Bittarelli - non ci muoveremo da qui se non quando otterremo delle garanzie per il nostro futuro». E c’è chi sostiene che il sit-in proseguirà fino a sabato. «Non è possibile - ha continuato Bittarelli - vedere ritirate le licenze a causa della sciabola di un nonno bersagliere o di un abuso edilizio commesso 10 anni fa». Fra i manifestanti anche gli Ncc. Loro uno striscione in cui veniva preso di mira l’esponente regionale Donato Robilotta. Dalla loro parte si è schierato il presidente dell’Ait Carlo Bologna: «La legge regionale sulla liberalizzazione dei noleggi firmata da Robilotta è uno scandalo. Doveva prima concertarsi con le sigle sindacali». Chiesto a gran voce un incontro con il sindaco. Nel frattempo occhi puntati al 20 gennaio, giorno in cui verrà costituito l’Unione radiotaxi italiani, un sindacato dove confluiranno tutti quelli che non hanno firmato l’accordo del 22 novembre.
Numerose le reazioni politiche. Fabio Sabbatani Schiuma, consigliere capitolino di An, non ha dubbi: «I tassisti vengono usati come capro espiatorio in modo da coprire i fallimenti sulla viabilità dell’attuale giunta comunale. Trovo perciò che le loro rivendicazioni siano assolutamente giustificate. Anziché rilasciare licenze che sanno di purga Veltroni farebbe bene a razionalizzare il servizio. Mentre per quanto riguarda i permessi sequestrati appare necessaria una rettifica, altrimenti intere famiglie finiranno sul lastrico». Dello stesso avviso Forza Italia che, nella circostanza, non ha rinunciato a una punzecchiatura: «Sorprende il tempismo con il quale l’amministrazione comunale ha effettuato i controlli sui titolari dei taxi. Certe verifiche andavano fatte al momento del rilascio delle licenze». Sulla questione si è soffermato anche Dino Gasperini, capogruppo dell’Udc in Campidoglio, accollando ogni responsabilità al centrosinistra: «Sono loro che nel 1998 hanno modificato il regolamento dei taxi, rinunciando fra le altre cose al controllo del certificato penale da parte degli uffici capitolini, di cui adesso si occupa unicamente la camera di Commercio. Inoltre così è stata abolita la commissione disciplina che per anni aveva rappresentato una diga alle irregolarità nonché un meccanismo di garanzia per i cittadini». Un chiaro messaggio all’assessore Calamante che nei giorni scorsi aveva annunciato di voler mettere nuovamente mano al regolamento. «Sarebbe sufficiente - ha concluso Gasperini - tornare a quello antecedente». Seduti sull’altra sponda del fiume, i consiglieri regionali dello Sdi Giuseppe Celli e Claudio Bucci hanno espresso la loro solidarietà al collega Robilotta e ribadito la determinazione della maggioranza: «Non saranno questi comportamenti deplorevoli a rallentare il processo di liberalizzazione del servizio Taxi e dell’attività degli Ncc che col decreto Bersani ha iniziato la sua fase di applicazione».