Protesta alla Regione: i precari reclamano il rispetto dell’accordo sulla stabilizzazione

È ancora in bella mostra sul sito web della Regione l’annuncio divulgato agli inizi dell’anno sulla progressiva stabilizzazione dei lavoratori precari di Lazioservice a partire dal 31 gennaio. Eppure nessuna assunzione è stata sottoscritta. Nel frattempo circa 300 operatori della società in house (in tutto sono più di 900) hanno visto scadere i loro contratti e sperimentato il licenziamento, ancorati all’illusione dell’accordo formalizzato lo scorso 29 dicembre in cui venivano stabilite le tappe della contrattualizzazione a tempo indeterminato. In quell’occasione, a impegnarsi con i confederali e le rappresentanze aziendali di Cgil, Cisl e Uil, furono il presidente di Lazioservice Sergio Scicchitano, l’amministratore Tonino D’Annibale, gli assessori Alessandra Tibaldi e Marco Di Stefano e il vicepresidente della Giunta Massimo Pompili.
Quel patto però è stato trasgredito e i precari, ormai, sembrano averlo capito. Ecco perché da ieri un centinaio di loro ha dato vita a un presidio a oltranza sotto le finestre della sede regionale per chiedere che venga dato seguito all’accordo. «Altrimenti le persone che sono state licenziate ricorreranno alle vie legali», ha spiegato Canio Calitri della Fiom Cgil, seppur precisando di sperare ancora nel prosieguo di una regolarizzazione. Speranze vive anche in casa Cisl e Uil, malgrado questa regolarizzazione non accenni ad arrivare. E tra gli operatori licenziati intanto lievita il malumore: anche perché si sentono traditi dalle rappresentanze sindacali che avrebbero annunciato una sorta di «proposta-balla» pur di tenerli buoni. «Volevano farci entrare a lavorare per un giorno, massimo due e poi tutti a casa, in cassa integrazione - hanno raccontato alcuni esponenti del Comitato auto-organizzato lavoratori precari -. Così dopo saremmo stati licenziati senza nessuna possibilità d’impugnativa, poiché assunti e cassaintegrati». Questo, in ogni modo, non è stato che l’ultimo dei tentativi inscenato per rinviare i termini dell’assunzione: il primo era racchiuso nella tirata d’orecchie della Corte dei Conti sui vincoli da attribuire a Lazioservice come società regionale, quello successivo era riferito invece a una «scrematura» del personale da inquadrare. La giunta Marrazzo, infatti, il 9 marzo ha decretato con una delibera ad hoc che per formulare contratti a tempo indeterminato si sarebbe dovuto procedere prima con l’individuazione dei progetti da esternalizzare alle società regionali e poi con una valutazione del rapporto costi-benefici. Vale a dire che le assunzioni di Lazioservice sarebbero dipese dai progetti affidati alla società e non dall’accordo sottoscritto. Ma questo solo nella migliore delle ipotesi, stando a quanto dichiara il capogruppo della Democrazia cristiana per le Autonomie alla Pisana Fabio Desideri: «La delibera approvata dalla giunta il 6 febbraio e promossa ai media come la soluzione al problema del precariato è stata annullata. Pare sia stata superata da un altro provvedimento, approvato il 13 marzo, del quale non si sa ancora nulla. E ora i precari rischiano di essere dimenticati proprio da chi, della difesa dei lavoratori, ne ha fatto un cavallo di battaglia fin dal dopoguerra».