«Protesta virtuale? Le aziende paghino doppio»

RomaAntonio Martone, la Commissione di garanzia per l’attuazione della Legge sullo sciopero nei servizi pubblici che lei presiede, con la riforma che il governo sta per approvare, dovrebbe scomparire per lasciare spazio alla Commissione per le relazioni del lavoro...
«Non vedo grandi modifiche su questo. Si riducono i componenti per renderla più snella e si ampliano i compiti, come noi chiediamo da tempo. L’importante è che rimanga indipendente dall’amministrazione pubblica e responsabile di fronte al Parlamento».
Tra i nuovi compiti quali sono i principali?
«Valutare preventivamente la rappresentatività dell’organismo che proclama lo sciopero».
E come farete a «pesare» i sindacati?
«Questo sarebbe meglio che lo decidessero le parti sociali. Ci sono diverse possibilità. Ad esempio si potrebbe tenere conto dei risultati che una sigla ha ottenuto negli scioperi precedenti. Se è stata rilevante, allora significa che il sindacato è rappresentativo».
Non basterebbe contare le tessere?
«Come ho detto le soluzioni possono essere varie. Oltre a contare le deleghe si potrebbero considerare i risultati ottenuti dai sindacati alle elezioni delle rappresentanze sindacali o criteri misti. Comunque è meglio che il legislatore non le stabilisca in modo stringente, e lasci decidere alle parti».
E se il sindacato non rappresenta abbastanza lavoratori, non farà più scioperi?
«In questi casi potrebbe essere previsto il referendum sulla protesta o meglio lo sciopero virtuale».
Altra misura che è stata criticata. Ci spieghi perché può funzionare?
«In alcuni settori particolari, il dipendente che sciopera lavora ugualmente per non danneggiare i cittadini, ma versa la sua giornata lavorativa per fini sociali. All’azienda spetta di versare una somma».
A quanto dovrebbe ammontare la parte del datore?
«Secondo me almeno al doppio».
Voi avete anche fatto una proposta su come destinare questi soldi...
«In parte dovrebbero servire a fare conoscere la vertenza, magari sui giornali. Questo anche perché uno sciopero vero sui trasporti fa notizia perché crea disagi, quello virtuale invece no».
In quali settori può essere applicato?
«In realtà viene già applicato, anche se solo all’elisoccorso. La ragione è evidente. Se non lavorassero i piloti degli elicotteri di soccorso, si metterebbe a rischio la vita di tante persone».
Altra misura criticata. La comunicazione preventiva. È vero che rischia di diventare un’arma di ricatto?
«Non sono d’accordo. Se i lavoratori si espongono a comportamenti discriminatori, non c’è differenza tra il comunicare l’adesione prima o dopo. Comunque, il giorno dello sciopero, i datori sanno chi ha scioperato e chi no. Noi da tempo sosteniamo l’introduzione di questo obbligo in alcuni settori».
Nei trasporti?
«Non solo. Ad esempio alle elementari e alle materne, i genitori hanno il diritto di sapere un po’ prima se devono portare i figli a scuola o no».
E siete pronti a farvi carico anche dell’arbitrato?
«D’accordo, ma solo se le parti lo chiedono concordemente».