Proteste valide, ma i sacrifici tocchino a tutti

di Vittorio Feltri

Il governo saprà bene, immagino, che quello delle pensioni è un tema delicato come i fili dell’alta tensione: chi lo affronta rischia di fulminarsi. Nel 1994, Silvio Berlusconi trattò la questione perché i conti della Previdenza mettevano i brividi, e ci lasciò le penne. Nel 2001, Roberto Maroni, allora ministro del Lavoro, provò a fare ordine nel ginepraio dell’Inps. Quel che stupisce ancora è che ci riuscì. Poi nel 2006, tornò Romano Prodi a Palazzo Chigi e il suo primo provvedimento fu la distruzione di ciò che aveva costruito Maroni.
Oggi siamo in crisi - lo siamo da tre anni - e una razionalizzazione previdenziale, finalizzata ad adeguare l’Italia agli altri Paesi europei, si impone. Sarebbe folle procrastinare l’impegno. Tuttavia bisogna fare le cose per bene e non danneggiare i lavoratori che, sia detto per inciso, sono costretti da sempre a pagare le tasse fino all’ultimo centesimo. I lettori che ci hanno scritto sono numerosi. Abbiamo scelto le lettere più significative, sacrificandone altre (per ovvi motivi di spazio) che pure sarebbero state meritevoli di pubblicazione. Ce ne scusiamo.
Dobbiamo riconoscere che le lamentele contenute nelle missive, in tutte, sono validamente argomentate. Ci auguriamo che il Cavaliere ne faccia tesoro e sia in grado, ferma restando la necessità impellente di ridurre la spesa pubblica, di aggiustare il tiro e di non fare torti a nessuno. Il compito di fare quadrare il bilancio dello Stato è difficile. Ma diventa impossibile senza chiedere a tutti di sopportare una parte del sacrificio collettivo richiesto dall’emergenza.
Attenzione, ho detto tutti, non i soliti: dai politici ai benestanti, dai professionisti ai dirigenti, dagli impiegati agli operai. C’è infine una categoria che va colpita con particolare durezza: gli evasori e gli elusori fiscali, ovvero i parassiti. Perché? Ma insomma, c’è bisogno di precisarlo? L’unico modo per abbassare le tasse è che le paghino.