Protezione civile, 48 ore al cardiopalmo per il maltempo

Secondo il bollettino meteo arrivato alla protezione civile comunale oggi dovrebbe essere l’ultimo giorno di piogge. Ma le temperature sono in calo e la neve potrebbe scendere da quota 6-800 metri a 4-600. Gli operatori che sono dalle cinque del pomeriggio alle sette del mattino a presidiare la sala operativa di Porta Metronia, là dove una volta c’erano le vecchie segherie del Servizio Giardini del Comune, tengono gli occhi inchiodati sulle ultime diramate dal bollettino ufficiale della presidenza del Consiglio. L’allerta era partita il 21: pericolo di allagamenti a Nord di Roma, da controllare il livello idrico attorno a Prima Porta, oltre 50 mm di pioggia previsti, allarme «rosso». Poi tra martedì notte e giovedì quarantotto ore al cardiopalmo. Sferzate di vento, grandine, nevischio, l’intero litorale in ginocchio. «Vede - indica un quadernone Armando, da cinque anni al X Dipartimento, distaccato alla protezione dopo una vita passata al III municipio - questo è l’elenco degli interventi. C’è di tutto: cartelloni pubblicitari pericolanti, secchioni volati via, tettoie, rami, alberi caduti. Ci chiamano un po’ tutti, i vigili del fuoco, carabinieri, polizia, in qualsiasi parte della città. Se serve collaboriamo pure con la Forestale soprattutto per il recupero di animali in difficoltà. Di volta in volta, se ce n’è bisogno, attiviamo i volontari locali». Alla sala operativa (tel. 06-67109200) da un paio d’ore c’è da fare con un pino piombato giù come una mannaia su un’auto in movimento sulla via Cristoforo Colombo, km 20,700 tra Acilia e l’Axa. Solo per un caso non c’è scappato il morto come nel ’96 quando una donna di ritorno a casa con marito e figlioletto, morì sotto il peso di un albero finito per schiantarsi sulla loro station wagon. «Dopo anni l’inchiesta ha chiarito i fatti di allora - spiega Piero Meloni, vent’anni d’esperienza al Servizio Giardini -. Alla base del tronco c’era una strozzatura anomala. Il peso dell’albero gravava su una circonferenza inadeguata. S’è scoperto che durante la piantumazione non era stato tolto il legaccio alla base della pianta». Quattro linee passanti, cinque squadre in giro per la città. Il canale radio è condiviso con la «Lupa», la centrale dei vigili urbani, con 113 e 115 c’è un filo diretto. Sulla Colombo stanno lavorando un camion «Grinta» e una gru. Dopo che i pompieri hanno liberato la vettura, loro, dipendenti comunali messi su strada, hanno il compito di rimuovere fusto e chioma, dando ausilio anche alle squadre dell’Ama che dovranno ripulire la carreggiata. Indossano i fratini gialli con le strisce catarifrangenti della protezione civile con stemma Spqr, arrivano sulle auto di servizio. Macchine che hanno muffole e palette. Ma loro, sulla carta, sono ancora «colletti bianchi» e aspettano che il Comune dia il via libera al regolamento che gli affida compiti di polizia stradale. L’Ospol, uno dei sindacati dei vigili, si oppone. «Siamo in 8 ad avere seguito il corso - dice Armando -, quei “poteri” ci servono per tutelare il nostro lavoro». Insomma, l’autorizzazione a fare quello che già fanno. Squilla il telefono. È un continuo. Un albero, l’ennesimo, è caduto nel parcheggio interno della Questura di via Genova sull’auto di un poliziotto. C’è da sbrigarsi. Armando, intanto, si prepara: bisogna andare sulla Colombo a dare man forte. La strada è chiusa e un altro pino è venuto giù vicino a Ostia. Una signora chiama: «Ma domani sarà brutto tempo? Volevo portare mio figlio al circo. Sarà il caso?». La notte è appena cominciata. alemarani@tiscali.it