Protezione civile travolta dalle offerte: «Noi cassintegrati pronti a dare una mano»

Andrea ha 35 anni e vive a Bollate. Dalla prossima settimana sarà in cassa integrazione: «Mi adatto facilmente, vi prego di considerare la mia disponibilità». Gioia, 26 anni, vive invece al Giambellino: «Non sono una forza della natura - ammette - ma posso cucinare per tutti». Rossana, 42 anni, scrive da via Piacenza. È mamma di un bimbo di sei anni, ma ha già parlato con i suoi familiari e «sono tutti d’accordo sua una mia eventuale partenza». Può mettere in campo una lunga esperienza da assistente infermiera in diverse aree critiche. Flash di buona volontà al servizio dei comuni terremotati in Abruzzo. L’assessore regionale alla Protezione civile, Stefano Maullu, in questi giorni ne riceve in continuazione, circa duecento mail e fax solo nei primi due giorni dalla tragedia. Cuochi, restauratori di chiese, falegnami, artigiani pronti a partire immediatamente dalla Lombardia verso le zone colpite dal sisma. O ad ospitare le famiglie rimaste senza un tetto, almeno durante le feste di Pasqua. Aziende in crisi che possono fare a meno di macchinari e prestarli gratuitamente alla protezione civile, per trasportare le macerie.
Di tutto un po’. C’è il negozio di via della Spiga che ha offerto settecento paia di guanti che durante l’inverno sono state esposti in vetrina e non si possono più rivendere. Aziende come la Granarolo, pronta a inviare formaggi, latte, yogurt. Un’altra ditta ha offerto 1.700 colombe pasquali, per regalare un sorriso a chi in questi giorni ha in testa troppe preoccupazioni per festeggiare. Una piccola fabbrica di Cusago ha donato 150 materassi, con reti e guanciali. Un gruppo di cittadini di Cologno ha riempito due camion con prodotti di prima necessità e li ha inviati a L’Aquila; un’azienda ha offerto mascherine per proteggersi dalle polveri sottili, tante ditte e privati hanno offerto materiale sanitario, giochi, vestitini, latte in polvere per i bimbi.
«Siamo stati travolti dalla generosità dei lombardi - ammette Maullu -, una mobilitazione assolutamente interclassista, chiunque vuole partecipare secondo le proprie possibilità». Dimostrazione che la «Milan col coeur in man» non è rimasto solo un modo di dire.
E la città ieri ha voluto ricordare le vittime del terremoto con cinque minuti di silenzio, dalle 11 alle 11.05. Bandiere a mezz’asta a Palazzo Marino e in piazza Duomo, fermi metropolitana e tram, serrande abbassate nei bar e negozi. Anche il sindaco e gli assessori riuniti in giunta, quando il messaggio radio ha invitato tutti i dipendenti del Comune a sospendere le attività per il raccoglimento, hanno sospeso la seduta. Subito dopo, ha stanziato un milione di euro per il terremoto in Abruzzo, e «stiamo lavorando con le associazioni di categoria e i sindacati - ha spiegato Letizia Moratti - per aumentare il fondo e definire come destinare le risorse alla protezione civile».