È la prova che abbiamo un passato. E un futuro

(...) Ducale per una lezione su Genova e la prima crociata.
E vabbè che la voce del primo dei nove appuntamenti con la rilettura degli «anni di Genova» (organizzati dalla Fondazione Edoardo Garrone e dall’editore Laterza con il Comune e la Fondazione Ducale) era un affabulatore della storia del calibro di Franco Cardini. Ma, sinceramente, pensare a folle urlanti che fanno la coda come ragazzine per i Duran Duran trent’anni fa per ascoltare un tizio che parla di una crociata del 1097, è quantomeno insolito.
Invece, lunedì. Il pubblico di lunedì sera al Ducale è il segno più bello e più forte che Genova non solo ha un grande passato. Ma può avere anche un grande futuro. Che non tutto è perduto. Che citare Braudel non è necessariamente un riferimento ai prossimi acquisti di Genoa o Sampdoria al mercato di gennaio, dopo una ricognizione fra i centrocampisti della serie B belga.
Il pubblico di lunedì sera al Ducale è bello, bellissimo, non solo perchè è un pubblico che ha voglia di ascoltare, di imparare, di confrontarsi, di crescere. Un pubblico che reagisce ai grandi fratelli con la forza del pensiero. Un pubblico che ha ancora il vizio della memoria. Un pubblico, soprattutto, non di vip. Fra le sedie del Ducale, le facce di quelli che piacciono alla gente che piace erano pochissime.
Molte, moltissime, invece, le facce di persone comuni. Transpartitiche e transideologiche: personalmente ho visto gente di sinistra e gente di destra e tutti pendevano allo stesso modo dalle labbra di Cardini. Transgenerazionali: c’erano arzilli ottantenni che hanno scelto di uscire di casa e giovani universitari in libera uscita dalla logica dei crediti agli esami. Transclassiste: dalle signore con un filo di perle accompagnate dai mariti in gessato e con la cravatta di Finollo ai frikkettoni con i maglioni a righe della nonna a righe, c’era di tutto.
E proprio quel colpo d’occhio con Maggiore e Minor consiglio strapieni, con la gente in piedi nelle sale, con persone assiepate persino sulle scale, è il fermo immagine più bello su una città che è viva e lotta. Che capisce che, senza memoria, non c’è futuro.
Gli assenti hanno sempre torto. Lunedì sera, di più. Sconfitti dal trionfo di un appuntamento che pensavano «pallosissimo, soporifero». Umiliati dai vincitori della serata: il solito Luca Borzani, che ha aperto il Ducale al mondo, ma soprattutto la Fondazione Garrone, che inizia nel migliore dei modi il nuovo corso firmato da Paolo Corradi e segna l’ultima scommessa un po’ utopistica del patron Duccio.
Insomma, un trionfo. Con due immagini. Cardini con il radiomicrofono come Ambra, quasi una rockstar della storiografia. E il suo controcanto Laura Sicignano, con l’eleganza chic e il look di chi sa trasformare persino una crociata in qualcosa di fascinoso. Perfetta dimostrazione di come la storia possa essere sensuale.