«È la prova che la nostra azione è efficace»

Macchine minate, cecchini, azioni diversive per colpire in maniera spettacolare i soldati italiani ad Herat. Non un attentato qualunque, ma un attacco multiplo, che grazie alla reazione dei militari e alla fortuna ha provocato solo cinque feriti fra i nostri, compreso uno grave ma fuori pericolo di vita. Poteva essere una strage come Nassirya, ma l’intelligence aveva messo in guardia che i talebani volevano colpire nel settore ovest, controllato dagli italiani. L’obiettivo dei tagliagole è far deragliare, ad ogni costo, il processo di transizione in vista del graduale ritiro delle truppe Nato del 2014. Non a caso la zona di Herat è una delle prime che passerà nelle mani delle forze di sicurezza afghane.
L’attacco è scattato alle 9.15 di ieri mattina, ora italiana. Un furgoncino con uno o due terroristi suicidi a bordo ha fatto slalom fra i blocchi di cemento della stradina che porta al Prt, il Centro di ricostruzione provinciale italiano di Herat. L’esplosione del Vbied, come in gergo viene chiamato il mezzo minato, ha mandato in briciole un pezzo del muro di cinta, ribaltato la guardiola ed investito la palazzina interna con gli uffici. Il Prt è un obiettivo prioritario degli insorti, perché attraverso gli aiuti allo sviluppo e alla cooperazione civile e militare si fa breccia tornando a dare speranza agli afghani. Il furgoncino minato serviva da ariete per sfondare la cinta difensiva e far partire l'attacco di veri e propri commando talebani, almeno una decina, annidati nei dintorni della base. Piazzati sui tetti come cecchini hanno cominciato a sparare sia sui militari afghani che italiani traumatizzati dall’esplosione. Nel frattempo un altro terrorista suicida, che avrebbe dovuto colpire gli italiani, secondo i talebani, si faceva saltare in aria nel centro di Herat vicino a una fermata dell’autobus. Si è sentita pure una terza esplosione, perché un altro kamikaze ha cercato di colpire il governatore di Herat. E i talebani hanno attaccato anche un quarto obbiettivo. È certo, comunque, che gli altri attacchi minati servivano a creare confusione e diversivi per attirare le forze di sicurezza, mentre i talebani si concentravano sul Prt italiano.
Come in altre operazioni del genere è probabile che i commando suicidi puntassero a entrare nella base prendendo magari degli ostaggi. A difendere Camp Vianini c’erano gli uomini del 132° reggimento d’artiglieria della brigata Ariete di Maniago, al comando del colonnello Paolo Pomella. Cinque dei suoi sono rimasti feriti. Un capitano, con una grave squarcio all’addome, sembrava che non ce la facesse, ma è stato prontamente operato e dichiarato fuori pericolo all'ospedale da campo di Herat. Fra i feriti sotto shock, ma non gravi, ci sarebbe anche un civile del ministero degli Esteri italiano.
Attorno al Prt, la battaglia è proseguita per tutta la mattinata. Sul posto sono intervenuti i corpi speciali della Task force 45 e la Forza di reazione rapida. Gli elicotteri d’attacco Mangusta volteggiavano in cielo indirizzando il fuoco a terra, ma senza sparare per evitare di colpire i civili. Alla fine gli assalitori hanno avuto la peggio. Secondo le autorità locali cinque persone sono morte e 52 ferite, in gran parte civili afghani. Qari Yousef Mohammed, portavoce degli insorti, si è affrettato a rivendicare l’operazione contro gli italiani.
Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha parlato di attacco «molto complesso visto che contemporaneamente all’assalto al Prt ce ne sono stati altri in diversi punti della città». Il primo maggio i talebani avevano annunciato l’offensiva di primavera chiamata Badar, dal nome di una vittoriosa battaglia nell’antico Islam. Nell’ultimo mese si sono susseguiti gli allarmi sui piani degli insorti per colpire con attacchi multipli e spettacolari la regione settentrionale controllata dai tedeschi e occidentale, sotto comando italiano. Sabato scorso una carica esplosiva nascosta da qualche infiltrato ha ammazzato il comandante della polizia del Nord, generale Daud e ferito seriamente il comandante delle truppe di Berlino, generale Markus Kneip. Ieri è toccato a Herat. Nella regione Ovest si sono 4.200 soldati italiani in gran parte paracadutisti della brigata Folgore. Lo stesso ministro La Russa ha messo in collegamento i due attacchi. Le prime sette aree dove avverrà il passaggio delle consegne a luglio alla sicurezza afghana si trovano proprio nel Nord e nell’Ovest del paese. Herat è una di queste e i talebani, con qualche padrino nel vicino Iran, puntano a far saltare la transizione verso la stabilità dell’Afghanistan.
Gli stessi insorti prigionieri hanno raccontato che in vista dell’offensiva di primavera sono stati addestrati, nei mesi scorsi, centinaia di volontari pronti ad azioni suicide come quella di ieri contro gli italiani.
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