Prova di forza e di follia, nerazzurri dal poker alla grande paura

Il Tottenham in 10 per 82’ e sotto di 4 gol a fine primo tempo trascinato dalla tripletta di Bale. E l’Inter trema al 91’.
Zanetti in gol dopo 70 secondi. Nerazzurri sul 3-0 dopo un quarto d’ora

Milano Nemmeno la fata dei buoni sogni interisti poteva immaginare una serata così. Quattro gol, tutto in un fazzo­­letto di partita, poi passar di minuti tra ricami e svarioni. Ma il bello resta negli occhi più dello spreco e dell’errore. I tre gol finali subiti da Ga­reth, garretto, Bale inducono al pensar male. Tripletta fi­glia della deconcentrazione e del tutto facile. Dieci gol in tre partite europee, 8 nelle ul­time due a San Siro, valgono il promemoria. Per un quarto d’ora sembrava di vedere la riedizione di Real-Milan gio­cata a San Siro, ma stavolta con gli italiani nella parte dei maramaldi. Poi c’è stato ri­scatto per il buon nome del Milan, più che per quello del Tottenham, che non ha smes­so di sembrare un gruviera di pessima qualità. Inter bum bum, Inter da fa­vola più che da sogno. Nel senso che le favole sono qua­si sempre a lieto fine (nono­stante Bale). Partita da Cham­pions ma con una squadra sbagliata, che poi era quella inglese. Impensabile trovare un lassismo difensivo così ac­centuato in una formazione che sta al top della Premier. Benitez aveva istruito bene la sua gente, ma Zanetti gli ha cantato subito la serenata che ha fatto andare tutti nel brodo. Un minuto e dieci se­condi ed è subito gol, il secon­do del capitano in Cham­pions: sbucato fra tre avversa­ri, invitato da Eto’o, surroga­t­o da una precisione ingegne­ristica. Che dire? Notte di San Siro segnata dalle stelle (con Mou andava più di moda lo stellone). Lassù, ammutoliti i tifosi inglesi con le loro ban­diere già arrotolate. Un quar­to d’ora di devastante prepo­tenza, e di allibente impoten­za avversaria, è bastato a dir tutto della partita e qualcosa in più dell’Inter. La squadra sta prendendo sostanza e for­za. Coutinho si è sentito final­mente libero di esprimere l’arte ed ha provveduto a met­ter firma con l’assist del se­condo gol di Eto’o (quarto della partita). Biabiany non ha ruggito, ma nemmen bela­to. Crescono i ragazzi, si forti­ficano i guerrieri. Il gioco è brillante quando gli spazi so­no larghi. Meglio aspettare al­tre prove d’autore. E avversa­ri più rocciosi. Si dirà: facile raccontarla così? Il Tottenham ha dormi­to come fosse lì soltanto per allenarsi o allenare l’Inter. Gomes, il portiere, ha lascia­to la compagnia dopo sette minuti, per quel fallo da rigo­re commesso sulla gamba di Biabiany. Carlo Cudicini, en­trato freddo e senza un atti­mo di concentrazione, davan­ti a­mamma e papà che ieri se­ra compiva 75 anni, ha prova­to il miracolo. Ma Eto’o è più bravo in tutto: anche nel cal­ciare rigori e sconfiggere por­tieri. Vista così, la stessa situazio­ne subita dal Milan a Madrid, anzi peggio. E peggio è stato, perché dopo altri 7 minuti Stankovic ha dimostrato di es­sere il miglior centrocampi­sta attuale (nella ripresa però è uscito per un colpo non pro­prio beneaugurante) con una percussione che valeva un pugno da ko di Mike Ty­son. E ko è stato. Per una volta varrebbe la pena evitare il so­lito ritornello sulla devastan­te diavoleria di Eto’o, arriva­to con la doppietta al gol nu­mero 14 della stagione (sesto in Champions). Stavolta l’In­ter ha vinto affidandosi an­che ad altri goleador. Una buona novella, anche se la tri­pletta di Bale non depone a favore del buon nome difensi­vo della squadra: tre reti in so­litaria e spavalda avanzata, quasi che gli interisti siano ri­masti attoniti e imbalsamati. Un brutto finale dopo una partita da tenori. Un peccato veniale ha rischiato di tramu­tarsi in figuraccia. I conti con l’Europa sono largamente at­tivi. Ma gli svarioni si pagano. La storia dell’Inter ne sa qual­cosa.