La prova tv squalifica Adriano Due turni di stop per simulazione

Il giudice sportivo ha punito il brasiliano per il rigore, considerato inesistente, che si era procurato contro la Roma. L'Inter fa ricorso: "Speriamo sia un equivoco". Moratti: "Non ha fatto nessuna scena, è caduto sul serio"

Milano - La rabbia non finisce più. L’autogol di Figo? Vabbè. Ma ieri ci si è messo anche il giudice sportivo. Inter sconfitta sul campo e randellata dalla prova Tv. Beffa dopo beffa. Adriano ne ha combinata un’altra. Quel rigore non era rigore. Ce ne siamo accorti in tanti, tranne l’arbitro. Ma il giudice sportivo ha deciso che il brasiliano sia un bel simulatore: dunque due giornate di squalifica e silenzio. Anche se l’errore dell’arbitro meriterebbe il doppio della pena. Ed è difficile dimostrare «inequivocabilmente», come dice la sentenza, che quella fosse simulazione. Se lo è, come è parso a tanti vedendo le moviole, chissà quanti altri rigori faranno vittime da simulazione. O non ne hanno fatte. Fino ad oggi l’unico precedente riguardava Iliev, attaccante del Messina: prese tre giornate per un contrasto con Domizzi che portò al rigore. L’Inter non ha gradito: rabbia e sconcerto si sono mischiati. Dicono in società: «Speriamo sia un equivoco. Cosa si vuol dimostrare per difendere l’arbitro? Adriano non cade a due metri di distanza dal portiere. Entrambi i giocatori cercavano di prendere la palla. Chi può avere certezze assolute?». Partirà il ricorso d’urgenza. Moratti aveva già parato l’idea nel pomeriggio: «Quando ho visto il rigore dalla tribuna mi sembrava ci fosse e non avevo visto la televisione. Adriano non ha fatto nessuna simulazione perchè è caduto a terra sul serio, non c’è stata scena».
Risveglio pesante per la gente nerazzurra: per quella che stava allo stadio e per quella che non c’era. Quanti l’avranno detto. Valentino Rossi l’ha detto il giorno dopo. «Per fortuna non sono andato allo stadio!». Compendio di una delusione. Sventolata come una bandiera. Prima di lasciar emergere la ferita vera. «Peccato, sarebbe stato bello vincere lo scudetto con la Roma e con lo stadio pieno. In fondo mi spiace di più per l’imbattibilità. Lo scudetto lo vinceremo, poco conta contro chi.L’incubo del 5 maggio? Stavolta nessun problema». Valentino è proprio interista doc, interprete fedele di un credo, di una filosofia, di una voce di popolo. Ieri stava in pista a Istanbul, cuore forte, cuore di campione, ma pure lui con quell’ammaccatura che deve essere stata come una fitta per tutta la gente nerazzurra. Da Milano fin alla Cina. Delusione come quella confessata da Moratti. «Un po’ si, c’è. Perché si sperava in una partita diversa anche per l’attesa che l’ha accompagnata». Moratti è sceso in campo ieri. Generale a rinfrancare la truppa. Incerto sul dirsi e sul farsi. Ha raccontato: «È dura andare dai giocatori che hanno fatto 31 partite buone, giocate bene, senza mai momenti di crisi ed essere arrabbiati per un incontro: anche se se era meglio perderne un altro». Difficile spiegare quella squadra così contratta, troppi errori, la faccia brutta vista nel primo tempo con il Palermo. «Stessa storia», ricorda Moratti che poi mette un punto fermo. «È capitato due volte, ora basta. Capisco che, vista l’attesa, i giocatori si sentissero in dovere di non fare errori. Ma nel secondo tempo si sono espressi bene».
Il presidente passa con levità dal buonismo al buon senso. Dopo aver sbattuto contro un muro, meglio evitarne un altro. «Ci siamo guardati e trovati nello spogliatoio. C’è fiducia reciproca. Nessun buonismo, ma il tentativo di riportarli sulla strada intrapresa finora». Il 5 maggio è servito a qualcosa: c’è meno nevrosi, una depressione meno espressa, non c’è paragone perché mancano ancora sei partite e l’Inter non ha perso la Partita con la «P» maiuscola. «Quella era l’ultima, questa è una partita di campionato». Moratti ha sintetizzato l’idea e il modo per scacciare il fantasma. Però gli par di sentire ironie e cattiverie, l’Inter ne attira quante le barzellette di Totti e su Totti. Per ora ha un bicchiere mezzo vuoto. Ma lui replica. «Meglio averlo mezzo vuoto che totalmente vuoto come qualcun altro». E chi vuole intendere, intenda.
Dispiacere certo, non rassegnazione. «In fondo non siamo andati in miniera, siamo andati allo stadio con la speranza di festeggiare. Pazienza, non è andata benissimo, la prossima volta la prepareremo meglio». Intanto l’Inter deve pensare a vincere domenica a Siena: non ci saranno Crespo e Vieira, Figo (squalificato) e appunto Adriano. Ad ognuno i suoi grattacapi.