Una prova di unità e di forza

Berlusconi, Bossi, Casini, Fini. E poi Formigoni e Albertini. Nessuno dei big nazionali e locali della Cdl è mancato all’appello. Letizia Moratti non poteva sperare in un lancio migliore per conquistare la poltrona di sindaco. Se il centrosinistra, dopo la risicata vitoria alle politiche, si aspettava una Casa delle libertà in tono dimesso, è stato accontentato.
Altro che tono dimesso, altro che aria di sconfitti. La voglia di dimostrare non solo di esserci, ma di essere l’altra metà dell’Italia, di contare, di essere ancora protagonisti è viva, vivissima. L’hanno urlato a gran voce al Palalido tutti i leader del centrodestra sostenuti da veri e propri cori da stadio degli oltre cinquemila presenti.
E Letizia Moratti, che il centrosinistra continua a cercare di dipingere come una donna fredda, si è prima commossa e poi si è lasciata letteralmente trascinare dall’entusiasmo: ha ballato, ha cantato, ha partecipato ai cori.
Ma al di là dell’aspetto coreografico della manifestazione del Palalido, il dato politico che è emerso è la completa, totale adesione di tutti i partiti della Cdl alla scelta fatta da Berlusconi: candidare Letizia Moratti come successore di Albertini.
Un patrimonio inestimabile, e non certo l’unico, che la signora può vantare nei confronti del suo rivale, l’ex prefetto Bruno Ferrante. Copiano tutto, può darsi quindi che prima del 28 maggio anche i leader del centrosinistra si accorgano di avere un candidato sindaco a Milano. Per ora una cosa è certa: mentre da una parte c’è chi continua a dare consigli a Ferrante per evitare una figuraccia e chi si chiede a bassa voce se è stata fatta la scelta giusta, dall’altra c’è un blocco monolitico che sostiene la Moratti. È già una grande vittoria.