Prove di alleanza tra Lega e Udc per le comunali

Forse s’avrà da fare, ma il matrimonio non è uno di quelli semplici da mettere in piedi. Il dubbio se far rientrare l’Udc nel centrodestra per compensare la diserzione dei finiani infiamma il post ferragosto. E sarà anche il piatto forte del vertice Silvio Berlusconi e Umberto Bossi oggi a villa Campari a Lesa sul Lago Maggiore. Tema scottante anche a Milano dove certamente a primavera si vota per il sindaco e il tema delle alleanze già agita le diplomazie. Con l’uscita di Matteo Salvini, papabile vicesindaco, che provoca la reazione violenta della Lega. «L’Udc? Siccome in Comune si sono sempre comportati bene - ha spiegato ieri Salvini ad Affaritaliani.it - non porrei problemi e una nuova intesa non mi sconvolgerebbe». E a Roma? «L’alleanza è impossibile visto che l’Udc si è messa di traverso su tutti i provvedimenti importanti: dal federalismo, alle quote latte, fino all’immigrazione». Un distinguo che non convince i suoi. L’alleanza? «Impossibile e impraticabile - tuona il vicepresidente della Regione Andrea Gibelli - Casini ha sempre privilegiato i salotti del potere romano ai problemi della gente lombarda, preferendo sempre il peggio al federalismo. Ora, per giunta, vengono sbandierati anche i valori cattolici per rientrare al potere, ma gli elettori del Nord sanno bene che sono come le foglie di fico. Per cui nessun dialogo è possibile in Lombardia con i nemici del Nord». Secca la replica dell’Udc. «Gibelli si dia una calmata - risponde brusco il coordinatore Savino Pezzotta - A lui e alla Lega non abbiamo mai chiesto nulla. In Lombardia alle scorse regionali ci siamo presentati da soli proprio per non chiedere nulla a nessuno e delle dichiarazioni della Lega terremo conto anche per le prossime amministrative». La minaccia è chiara. D’accordo anche Gianmarco Quadrini che respinge l’accusa «di essere «nemici del Nord» e rilancia ricordando che «l’Udc ha votato per un modello di vero federalismo uscito dal consiglio regionale la scorsa legislatura». Ma a non volerne sapere è anche Davide Boni: «Sarebbe troppo facile per l’Udc e per i finiani continuare a fare il gioco delle tre carte a Milano e in Lombardia. In particolar modo in Comune o si è leali e si fa parte di una coalizione o si è fuori lasciando poltrone e incarichi. Casini non può pretendere di fare il bello e il cattivo tempo a Roma, per poi pensare di avere uomini in maggioranza a Milano». Tutto vero. Anche se un colonnello leghista assicura che «alla fine i voti dell’Udc serviranno per far vincere la Moratti e il centrodestra». E l’allenza s’avrà da fare.