Prove di distensione nella Casa delle libertà

An e il Carroccio mettono in guardia i centristi: «Quanti seggi pensano di prendere se corrono da soli?»

Francesca Angeli

da Roma

Dopo l’incendio divampato a Ferragosto è arrivato il momento dei pompieri. Anche dentro l’Udc sembrano pensare che forse ci si è spinti troppo oltre e che il quadro di un centrodestra immerso nelle zuffe finisce per danneggiare tutti. È il ministro per le Riforme, Roberto Calderoli, a lanciare un invito al dialogo. «Berlusconi convochi in tempi rapidissimi un vertice dei leader della Casa delle libertà - chiede Calderoli - in modo da definire insieme, e sottolineo tutti insieme, le priorità dell’attività di governo».
I nodi politici certamente restano tutti aperti. Tra Forza Italia e Udc non si può parlare di pace ma forse è iniziata una fase di non-belligeranza. L’ordine per gli azzurri sarebbe partito proprio dal premier Silvio Berlusconi: non rispondere alle provocazioni. E infatti ieri niente dichiarazioni dai pesi massimi di Forza Italia, come i coordinatori Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto ad esempio.
I centristi comunque non rinunciano a porre le loro condizioni (anche sulla devoluzione) per andare avanti insieme. Sembra però che abbiano deciso di cambiare registro e riabbassare i toni. Anche perché all’interno della Casa delle libertà l’Udc non aveva trovato alcun sostegno, a parte qualche voce isolata come quella del ministro per le Politiche agricole, Gianni Alemanno. Dentro Alleanza nazionale l’opinione prevalente è quella espressa con la consueta schiettezza dal ministro della Salute, Francesco Storace: «Ma se l’Udc si presenta da sola quanti seggi otterrebbe?». Identico il concetto espresso da Calderoli: «All’Udc correre da sola non conviene».
Il cambio di stile al centro lo detta ancora una volta Pier Ferdinando Casini. Mentre a Marco Follini sembra bruciare, e molto, l’accusa di tradimento (che però Silvio Berlusconi ha chiarito di non aver mai lanciato), e dunque non molla, rigettando sul premier la responsabilità di creare un clima di sfiducia, il presidente della Camera decide di volare alto per evitare di essere nuovamente impallinato. Dalle pagine del Corriere della Sera, infatti, Casini dedica un appassionato intervento alla memoria di Alcide De Gasperi, che gli serve anche per ribadire qual è la sua idea per il futuro del centrodestra. Il richiamo a De Gasperi, Casini lo sa bene, non può che far piacere a Berlusconi che ha sempre considerato il pensiero dello statista democristiano una fonte di alta ispirazione per Forza Italia.
Nell’Udc c’è anche chi invoca apertamente i pompieri, come Raffaele Grimaldi, membro della direzione nazionale, che bacchetta il suo collega Angelo Cera, capogruppo regionale Udc in Puglia, reo di aver «apostrofato Berlusconi quasi fosse un avversario politico da contrastare». E se il ministro della Funzione pubblica, Mario Baccini, insiste nel sostenere le ragioni della dura reazione di Follini, allo stesso tempo garantisce che sulla realizzazione del federalismo l’Udc ha preso «un impegno di governo». Il ministro per i Rapporti col Parlamento, Carlo Giovanardi, riconosce il pieno diritto di Follini e di Casini a chiedere novità significative, ma ammonisce i suoi colleghi di partito sulla possibilità di lasciare la Casa delle libertà. «La novità non può essere la nascita di un terzo polo - dice - viste anche le esperienze fallimentari tentate da Martinazzoli nel ’94, da Mastella nel ’98 e da D’Antoni nel 2001, tutte sonoramente bocciate dagli elettori italiani». Insomma, Berlusconi fa male a sospettare dei suoi alleati che gli restano fedeli, assicura Giovanardi, ma chi dentro l’Udc pensa a correre da solo (come ha ipotizzato qualche giorno fa proprio Baccini) prende un grosso abbaglio.
Identica la posizione di un altro esponente Udc, Emerenzio Barbieri, che esclude si possa andare da soli alle elezioni e rassicura gli alleati leghisti sulla devoluzione. «Bloccare una legge di tale importanza sarebbe come farla finita con il centrodestra - dice Barbieri -, francamente non credo che qualcuno auspichi un suicidio collettivo».